Caprarola – Tre condanne e un’assoluzione. Si è chiusa ieri, con l’assoluzione del quarto uomo, identificato a distanza di quattro mesi dalla vittima tramite fascicolo fotografico, il seguito giudiziario della feroce spedizione punitiva ai danni di un ex tossicodipendente di Caprarola. Movente, un debito di droga di 13mila euro.
Vittima un 38enne, aggredito a calci e pugni, nella sua abitazione, la notte tra il 12 e il 13 giugno 2o18, dopo avergli sfondato la porta di casa a spallate e averlo svegliato nel cuore della notte.
Per tutti l’accusa era di danneggiamento, lesioni aggravate e rapina, perché avrebbero anche rubato al 33enne un telefono cellulare e 200 euro in contanti.
Carabinieri e ambulanza – Immagine di repertorio
Era la notte tra il 12 e il 13 giugno 2018 e il successivo 28 giugno furono arrestati i primi tre: due cugini che hanno poi patteggiato tre anni e mezzo in via definitiva e un altro imputato, anche lui condannato in via definitiva, che ha usufruito di uno sconto di pena in appello.
Risale invece a ottobre di sei anni fa il riconoscimento fotografico del presunto quarto uomo, a carico del quale non sono emersi elementi di prova certi, anzi semmai il contrario, se si considera che le celle telefoniche lo hanno collocato altrove la sera dell’aggressione, a chilometri di distanza. Forse c’era anche un quinto complice, rimasto senza nome e senza volto.
Ieri, prima che lo stesso pm Flavio Serracchiani chiedesse l’assoluzione per non avere commesso il fatto, è stata comunque sentita in aula la vittima, parte civile con l’avvocato Mara Mencherini, che per la seconda volta ha ripercorso in aula, la prima fu il 5 marzo 2019, il dramma di quella notte in cui, verso le due, è stato svegliato di soprassalto da quattro individui, due dei quali amici d’infanzia, che dopo avergli fatto irruzione in casa, lo hanno picchiato mentre era ancora semiaddormentato nel suo letto, minacciato di tagliargli la gola con un paio di forbici e di colpirlo alla testa con una pesante padella forata per le castagne.
“Volevano sequestrarmi, mi hanno costretto a seguirli in strada e tentato di farmi salire in macchina. Io scappavo e loro mi rincorrevano e picchiavano, poi riuscivo a scappare di nuovo, mi riprendevano e picchiavano ancora. Fino a quando due donne non mi hanno aperto la porta di casa, madre e figlia, e hanno chiamato i carabinieri e il 118”, ha raccontato, spiegando che dietro c’era un debito di droga.
Secondo il 38enne, tutto sarebbe partito da un debito di 1300 euro, che l’ex tossicodipendente avrebbe dovuto a un conoscente: “Me li aveva prestati nei tre anni che ero per strada e non avevo nemmeno da mangiare”.
“Un giorno il mio amico d’infanzia è venuto da me e mi ha detto che glieli aveva dati lui al posto mio, ma che io in cambio dovevo recuperargli 5mila e 8mila euro da due romani abitanti al “Serpentone” di Corviale che gli avevo presentato io quando abitavo lì. Siccome quello è un posto pericoloso, dove è facile trovare gente armata di pistola, secondo lui dovevo andarci io, invece gli ho detto di no”. ha spiegato la vittima.
Quel “no” alla richiesta di andare a farsi dare i soldi al Corviale sarebbe il movente del pestaggio.
Silvana Cortignani
Articoli: Pestaggio per un debito di droga, la vittima: “Mi hanno gonfiato di botte” – Spedizione punitiva per un debito di droga, tre arresti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
