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“Negli anni 2024-2026 restano da realizzare spese per 150 miliardi, mai accaduto prima”

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Fabio Scalzini

Fabio Scalzini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il ministero per gli Affari Europei ha recentemente pubblicato la quarta relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Secondo la relazione, al 31 dicembre 2023, l’Italia ha ottenuto circa 101 miliardi di euro, pari al 52% del Pnrr.  Tuttavia, le spese effettivamente sostenute ammontano a 45,6 miliardi di euro. 

In contrasto con queste cifre  il Documento di Economia e Finanza del 2021 prevedeva che la spesa a fine 2023 sarebbe dovuta arrivare a circa 85,5 miliardi di euro.

Ciò significa che c’è stata una previsione di spesa errata del 46/47%.  Il governo assicura che il dato è sottostimato perché molti enti attuatori non hanno registrato tutte le spese effettuate nel programma Regis.

Anche le regioni e i comuni, tutti i comuni,  sostengono di aver adempiuto pienamente agli obiettivi loro assegnati. 

Tuttavia, il 46/47% in meno di spesa effettuata rispetto ai dati inizialmente diffusi nel 2021 è difficile da attribuire solo a mancate registrazioni.

La conseguenza immediata è che, al netto delle incertezze contabili ancora non emerse, negli anni 2024-2026 restano da realizzare spese per circa 150 miliardi di euro. Questa situazione non è mai accaduta prima nel nostro paese.

La verità ha due aspetti che devono essere evidenziati con forza: in primo luogo, la polverizzazione delle stazioni appaltanti non permette di beneficiare di economie di scala e di raggiungere quella massa critica di competenze necessarie per concepire in modo adeguato le gare d’appalto e per gestirne l’evoluzione.

Ma è un aspetto completamente fuori la nostra portata.

In secondo luogo, per far partire il Pnrr con i suoi tempi stretti, occorreva porsi il problema di come attrarre le competenze necessarie con retribuzioni e prospettive di carriere adeguate.

Questa analisi sembra essere stata del tutto assente nel Pnrr e non sembra aver preoccupato più di tanto molti enti locali. Azione considera compito dei partiti, a tutti i livelli, far salire questo grido di allarme prima che sia troppo tardi.

Negli ultimi anni i comuni si sono fortemente indeboliti vittime da un lato  delle politiche di austerità e dall’altro dei prolungati limiti imposti  al turn over cioè alle sostituzioni dei dipendenti  andati in pensione con nuove assunzioni.

È un quadro di difficoltà che i partiti hanno il compito di chiarire ai candidati sindaco delle prossime comunali.

Sindaci e consiglieri comunali eletti dovranno anche avere consapevolezza che parte della spesa è stata fatta seguendo criteri di velocità che hanno favorito le soluzioni facili a quelle ottimali e questo comporterà problemi negli anni successivi il termine del Pnrr.

Non è fuori luogo ricordarci continuamente   che buona parte del Pnrr è debito pubblico che nei prossimi anni graverà sulle spalle di tutti.

Fabio Scalzini
Azione


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