![]() Fabio Scalzini |
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il ministero per gli Affari Europei ha recentemente pubblicato la quarta relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Secondo la relazione, al 31 dicembre 2023, l’Italia ha ottenuto circa 101 miliardi di euro, pari al 52% del Pnrr. Tuttavia, le spese effettivamente sostenute ammontano a 45,6 miliardi di euro.
In contrasto con queste cifre il Documento di Economia e Finanza del 2021 prevedeva che la spesa a fine 2023 sarebbe dovuta arrivare a circa 85,5 miliardi di euro.
Ciò significa che c’è stata una previsione di spesa errata del 46/47%. Il governo assicura che il dato è sottostimato perché molti enti attuatori non hanno registrato tutte le spese effettuate nel programma Regis.
Anche le regioni e i comuni, tutti i comuni, sostengono di aver adempiuto pienamente agli obiettivi loro assegnati.
Tuttavia, il 46/47% in meno di spesa effettuata rispetto ai dati inizialmente diffusi nel 2021 è difficile da attribuire solo a mancate registrazioni.
La conseguenza immediata è che, al netto delle incertezze contabili ancora non emerse, negli anni 2024-2026 restano da realizzare spese per circa 150 miliardi di euro. Questa situazione non è mai accaduta prima nel nostro paese.
La verità ha due aspetti che devono essere evidenziati con forza: in primo luogo, la polverizzazione delle stazioni appaltanti non permette di beneficiare di economie di scala e di raggiungere quella massa critica di competenze necessarie per concepire in modo adeguato le gare d’appalto e per gestirne l’evoluzione.
Ma è un aspetto completamente fuori la nostra portata.
In secondo luogo, per far partire il Pnrr con i suoi tempi stretti, occorreva porsi il problema di come attrarre le competenze necessarie con retribuzioni e prospettive di carriere adeguate.
Questa analisi sembra essere stata del tutto assente nel Pnrr e non sembra aver preoccupato più di tanto molti enti locali. Azione considera compito dei partiti, a tutti i livelli, far salire questo grido di allarme prima che sia troppo tardi.
Negli ultimi anni i comuni si sono fortemente indeboliti vittime da un lato delle politiche di austerità e dall’altro dei prolungati limiti imposti al turn over cioè alle sostituzioni dei dipendenti andati in pensione con nuove assunzioni.
È un quadro di difficoltà che i partiti hanno il compito di chiarire ai candidati sindaco delle prossime comunali.
Sindaci e consiglieri comunali eletti dovranno anche avere consapevolezza che parte della spesa è stata fatta seguendo criteri di velocità che hanno favorito le soluzioni facili a quelle ottimali e questo comporterà problemi negli anni successivi il termine del Pnrr.
Non è fuori luogo ricordarci continuamente che buona parte del Pnrr è debito pubblico che nei prossimi anni graverà sulle spalle di tutti.
Fabio Scalzini
Azione
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