Montefiascone – Carabinieri – La pistola sequestrata
Montefiascone – Rapina a mano armata con pestaggio al distributore, al via il processo col giudizio immediato a uno dei due banditi, entrambi italiani e del posto, che lo scorso 13 ottobre hanno dato l’assalto a una stazione di servizio di Montefiascone, piombando a tutta velocità con una macchina bianca nel piazzale del distributore, cogliendo di sorpresa e picchiando selvaggiamente l’addetto che si trovava all’interno del gabbiotto.
Il colpo è sfociato nel feroce pestaggio del giovane benzinaio nigeriano, cui avrebbero rubato a suon di botte 400 euro dello stipendio che aveva prelevato la sera prima.
L’altro imputato ha scelto di chiudere la vicenda ricorrendo a riti alternativi, mentre conta di discolparsi davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi il presunto complice, D.M., difeso dall’avvocato Orietta Celeste. Ieri è stato il giorno dell’ammissione delle prove, tra cui le riprese delle telecamere di videosorveglianza che hanno incastrato i due malviventi, che indossavano delle mascherine e delle tute bianche come quelle che usavano gli operatori ai tempi del Covid.
Lo scorso primo novembre, a due settimane di distanza, grazie alla videosorveglianza e al ritrovamento della pistola e delle tute utilizzate per il camuffamento, i carabinieri della compagnia di Montefiascone hanno notificato alla coppia le misure cautelari dell’obbligo di dimora” per uno degli autori e dell’obbligo di firma giornaliero presso la locale caserma per l’altro.
Il colpo è stato messo a segno poco dopo le dieci di mattina del 13 ottobre, quando al 112 è arrivata una chiamata da parte di un cittadino extracomunitario di origine nigeriana, addetto alla stazione di servizio ubicata in via Santa Maria delle Grazie, il quale riferiva di essere rimasto vittima di una rapina a opera di due soggetti armati di pistola, completamente travisati con delle tute protettive sanitarie bianche.
I banditi, pistola in pugno, gli avrebbero intimato di consegnare loro le chiavi della cassa self-service del distributore automatico, colpendolo a calci e pugni in faccia quando hanno capito che non c’era nessuna chiave. Avrebbero quindi continuato ad accanirsi con una violenza inaudita sulla vittima, intimandogli di consegnare quanto fosse in suo possesso, quindi gli avrebbero sottratto la somma di 400 euro, parte dello stipendio di un mese che il giovane aveva prelevato la sera prima.
I carabinieri sono risaliti alla proprietà dell’auto utilizzata per la rapina, nonostante montasse targhe risultate rubate, e successivamente, hanno individuato i due autori grazie ai fotogrammi del sistema di videosorveglianza cittadino che li ritraevano con le tute bianche “Covid”. I militari hanno inoltre rinvenuto e sequestrato la pistola utilizzata, rivelatasi una scacciacani senza tappo rosso, e le tute Covid utilizzate, nonché le targhe false montate sulla macchina per darsi alla fuga.
“Il risultato conseguito, pone in evidenza ancora una volta, l’importanza dei sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio della Tuscia – veniva sottolineato nella nota dei carabinieri relativa all’operazione – per i quali il comando provinciale ha già avviato autonomamente una serie di attività di screening e di collaborazione con gli enti locali per implementare, dove possibile, l’aspetto manutentivo e, nell’ottica di futuri stanziamenti, di potenziarne anche la presenza nei piccoli centri urbani della provincia”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
