Attilio Manca
Viterbo – Venti anni fa moriva a Viterbo il medico messinese Attilio Manca, l’urologo 36enne di Belcolle originario di Barcellona Pozzo di Gotto il cui cadavere fu ritrovato la mattina del 12 febbraio 2004 nella sua abitazione della Grotticella. Suicidio tramite overdose, secondo il tribunale di Viterbo. Ucciso dalla mafia per avere operato a Marsiglia il boss Bernardo Provenzano, secondo la famiglia.
“Attilio Manca è stato ucciso! Ucciso! Chiaro?!”, ha detto don Luigi Ciotti al convegno che, in occasione del ventesimo anniversario della morte di Manca, si è tenuto sabato scorso all’auditorium di San Donà di Piave, dove Attilio è nato nel 1969 ed è a lungo vissuto coi genitori. Ha sottolineato il presidente di Libera:”La logica mafiosa non è solo delle organizzazioni criminali, ma anche del potere quando si nasconde dietro alle manipolazioni e alle menzogne. Attilio non era un drogato: è stato ucciso, chiaro?”.
“Mio figlio – ha ricordato mamma Angela – è stato il primo in Italia ad operare il tumore alla prostata in via laparoscopica. Non sappiamo se abbia effettivamente operato o solo visitato Provenzano, ma sappiamo che in un’intercettazione di ottobre del 2003, un mafioso disse: ‘Dobbiamo fare la doccia al dottore’. Purtroppo quella registrazione non è stata considerata: avrebbe potuto salvarlo”.
Il sospetto dei familiari, e della commissione parlamentare, è che apparati deviati abbiano coperto l’omicidio simulando un suicidio, probabilmente nell’ambito della trattativa stato-mafia. “Quello che noi chiamiamo mascheramento”, ha sottolineato il fratello Gianluca”.
Viterbo – I parenti di Attilio Manca, il fratello Gianluca e la madre Angela, in tribunale durante il processo
“Ci hanno estromessi dal processo”. Ha ricordato mamma Angela riferendosi il processo viterbese in cui era imputata una donna, Monica Mileti, condannata in primo grado e assolta con formula piena in appello dall’accusa di avere ceduto la dose letale di stupefacente alla vittima.”Hanno fatto il processo solo con le persone che accusavano Attilio, hanno fatto sparire l’ultima nostra telefonata”, ha detto. “Hanno gettato fango su mio fratello”, ha detto Gianluca Manca.
Siringhe senza impronte vicino al cadavere. Attilio Manca fu trovato morto nella sua casa di Viterbo alle 11 di mattina del 12 febbraio 2004. Sul suo polso sinistro furono trovati due fori, mentre sul pavimento fu individuata una siringa. Secondo l’inchiesta effettuata subito dopo il ritrovamento del cadavere si sarebbe trattato di un suicidio, ma la ricostruzione fu contestata dai genitori: Attilio Manca, infatti, era mancino. Inoltre le siringhe trovate non riportano alcuna impronta digitale del medico, che di certo non si sarebbe preoccupato di indossare dei guanti o ripulire gli strumenti se intenzionato a suicidarsi. Dunque, secondo i genitori, se fosse stato lui a farlo, non si sarebbe iniettato la droga nel polso sinistro ma in quello destro.
Per la commissione antimafia fu omicidio. La relazione di 136 pagine è stata pubblicata il 19 gennaio dell’anno scorso. A proposito dei possibili contatti col boss Provenzano, si legge, tra l’altro: “Le ipotesi non si esauriscono certamente con l’intervento di prostatectomia. Il medico avrebbe potuto, su richiesta della famiglia mafiosa barcellonese, provvedere all’individuazione del chirurgo francese (avendo egli studiato e lavorato in Francia per diverso tempo); potrebbe essere stato il medico scelto inizialmente dal latitante per eseguire l’intervento e ciò giustificherebbe il rientro di Provenzano in Italia a seguito della biopsia; potrebbe essere stato il medico a cui si rivolsero esponenti referenti dell’articolazione barcellonese di Cosa Nostra per effettuare la visita di controllo a tre mesi dall’intervento; potrebbe essere stato, infine, il medico che, nella situazione d’urgenza in cui venne a trovarsi il boss mafioso, descritta dal collaborante Stefano Lo Verso, ebbe a prestargli le cure d’emergenza”.
Silvana Cortignani

