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Droga in carcere al figlio baby camorrista, madre “pusher” condannata a un anno e mezzo

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Polizia penitenziaria - Nel riquadro un cane antidroga

Polizia penitenziaria – Nel riquadro un cane antidroga


Viterbo – Madre “pusher” smascherata dal cane antidroga della penitenziaria mentre porta un etto di hashish al figlio baby camorrista detenuto nel carcere di Mammagialla.

È successo lo scorso 7 febbraio quando la donna è stata arrestata all’ingresso dell’istituto di pena e sottoposta alla misura cautelare del divieto di dimora a Viterbo. Ieri è stata condannata a un anno e mezzo di reclusione e cinquemila euro di multa, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato chiesto dal difensore Luigi Mancini.

L’accusa aveva chiesto per l’imputata, una cinquantenne di Napoli, una condanna a due anni di reclusione e seimila euro di multa per spaccio aggravato. 

In base alle analisi di laboratorio effettuate sulla sostanza sequestrata, è emerso che dalla droga che teneva nascosta nella vagina, in un involucro di cellophane, sarebbe stato possibile ricavare ben 550 singole dosi, motivo per cui le è stato contestato anche l’ingente quantitativo oltre all’aggravante dei fini di spaccio all’interno della casa circondariale. 

Il difensore, sottolineando che l’imputata è incensurata, ha insistito che l’hashish fosse destinato all’uso personale da parte del figlio tossicodipendente e che l’ingente quantitativo fosse, oltre che per il consumo massiccio da parte del ventenne, anche per le difficoltà del trasporto e di far entrare lo stupefacente all’interno dell’istituto di pena.

A Viterbo era venuta con il marito ed era in attesa del colloquio con il figlio detenuto. Lo stupefacente, pari a 98,64 grammi di hashish, non è sfuggito ai controlli straordinari con il supporto delle unità cinofile effettuati dalla polizia penitenziaria all’ingresso prima del via libero al colloquio.

A seguito della segnalazione da parte del vane Kenya la cinquantenne è stata sottoposta a perquisizione personale, che ha dato esito positivo. Infatti, nella cavità vaginale, era stato occultato un involucro rudimentale ricavato con pellicola trasparente di tipo cellophane

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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