Viterbo – (sil.co.) – Processo lampo alla coppia di professionisti del taccheggio che nel primo pomeriggio di giovedì hanno rubato a Viterbo 13 smartphone di ultima generazione per un valore di 14mila euro e ieri sono stati condannati a poco meno di un anno e mezzo di reclusione con sospensione della pena, rimessi in libertà senza alcuna misura cautelare e espulsi dall’Italia entro una settimana.
Imputati di furto pluriaggravato due extracomunitari cileni maggiorenni del gruppo di tre ladri in trasferta da Roma, uno dei quali minorenne, che hanno messo a segno con destrezza il colpo al punto vendita di telefonia del centro commerciale di Villanova.
La coppia di adulti, un uomo e una donna, avrebbe distratto la commessa, mentre il complice si sarebbe introdotto nel retrobottega, dove c’è la cassaforte, facendo razzia di cellulari e nascondendo la refurtiva in un borsone schermato ad hoc per eludere i sistemi antitaccheggio.
Il terzetto sarebbe stato in realtà già guardato a vista dalla polizia che, una volta usciti dal negozio e entrati in galleria, avrebbe notato il malvivente più giovane disfarsi della borsa col bottino passandola a altri complici che, una volta all’esterno, sarebbero saliti su una seconda vettura dirigendosi speditamenre verso Roma.
Intercettati durante il tragitto da altro agenti, allertati dai colleghi di Viterbo, i complici sono stati trovati in possesso della borsa schermata contenente la refurtiva di ingentissino valore, che è stara recuperata e restituita ai legittimi proprietari.
Secondo la ricostruzione la banda sarebbe stata composta da più di tre individui, tutti di nazionalità cilena e attivi nell’area di Cinecittà, venuti in trasfera da Roma con due vetture, agendo secondo un piano ben definito per mettere a segno furti da migliaia di euro a Viterbo quindi volatilizzarsi.
La coppia di maggiorenni, difesi dall’avvocato Roberto Fava anche per il collega Alfredo Trotta, sono stati condannati a un anno, cinque mesi e 10 giorni, con lo sconto di.un terzo della pena del rito abbreviato condizionato all’ascolto di uno degli operanti chiesto da Fava. La procura ha chiesto un anno di reclusione, il giudice Jacopo Rocchi lo ha elevato a quasi un anno e mezzo, revocando la misura dell’obbligo di firma disposta dopo la convalida e rimettendo in libertà gli imputati, cui è stata comunicare l’espulsione entro otto giorni dall’Italia.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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