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Picchia e stupra la ex, condannato a quasi 15 anni di carcere

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Viterbo - La polizia all'ospedale di Belcolle - Immagine di repertorio

Viterbo – La polizia all’ospedale di Belcolle – Immagine di repertorio


Viterbo – Per un aperitivo di troppo picchia brutalmente la ex e poi la stupra, dicendole: “Ringrazia che non ti ho seppellito”. I fatti risalgono alla sera del 17 ottobre 2019. Ieri l’uomo, di cui vengono omesse le generalità a tutela della vittima che era sua convivente, è stato condannato a poco meno di quindici anni di carcere. 

Per la precisione a 14 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione. Dodici anni per lo stupro, ai quali si sono aggiunti i 2 anni, 8 mesi e 20 giorni della condanna che gli era stata già inflitta dal gup nel 2020 per lesioni e maltrattamenti in famiglia nell’ambito della stessa vicenda. Con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato scelto all’epoca dal suo difensore. Condanna diventata definitiva, in seguito alla quale è detenuto presso il carcere “Nicandro Izzo” di Viterbo, da dove ieri mattina è stato condotto in tribunale con la scorta della polizia penitenziaria.

La violenza sessuale, che inizialmente non fu denunciata dalla vittima per paura e vergogna, è emersa successivamente, motivo per cui il gup Savina Poli chiese il rinvio degli atti alla procura. L’uomo, difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, è così finito nuovamente a processo, stavolta col rito ordinario e davanti al collegio, con la pesante imputazione di violenza sessuale aggravata, dalla quale durante il processo ha cercato di uscire ammettendo la lite e un paio di schiaffi per calmare la ex che dava in escandescenze, ma sostenendo che nel frattempo avevano fatto pace e che il rapporto sessuale era stato consenziente.

Peccato che i sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove la donna fu accompagnata due giorni dopo dal fratello, abbiano refertato costole e setto nasale rotti nonché ecchimosi in faccia e sulla testa, incompatibili con un paio di ceffoni. La vittima sporse denuncia alla polizia. 

Il pubblico ministero Michele Adragna ha chiesto una condanna a 8 anni di reclusione, quasi raddoppiati dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi al termine di oltre un’ora di camera di consiglio. Era il primo pomeriggio di ieri, quando il tribunale ha condannato l’imputato a 12 anni di reclusione per il reato di violenza sessuale aggravata, in continuazione con le lesioni scaturire dai maltrattamenti in famiglia sfociati nel violentissimo pestaggio della vittima, aggiungendo quindi la pena già inflitta a due anni e otto mesi, per un totale di 14 anni, 8 mesi e 30 giorni di carcere.

L’imputato è stato quindi riaccompagnato in carcere dove, come detto, è già detenuto, dopo che la corte d’appello ha confermato i due anni, otto mesi e venti giorni di reclusione in primo grado e  che la cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, per cui la sentenza di secondo grado è passata in giudicato.


Michele Adragna

Il pm Michele Adragna


 L’agghiacciante racconto della vittima

“È cominciato tutto al bar dove ci siamo fermati a prendere un aperitivo. Lui non voleva che io prendessi lo Spritz, perché era alcolico, ma io l’ho preso lo stesso e l’ha presa come una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Quando siamo usciti dal bar per andare al ristorante dove avevamo in programma una cena, si è fermato presso una stazione di servizio e ha cominciato a pestarmi. Poi siamo tornati a casa dove ha proseguito il pestaggio, con calci e pugni, e quando cadevo a terra mi intimava di rialzarmi ‘perché io non meno chi è a terra’”, ha detto la ex dell’imputato, testimoniando in aula lo scorso 27 febbraio.

Tra il distributore e casa, l’imputato sarebbe andato avanti così per un’ora e mezza. “Poi mi ha ordinato di andare in bagno, mi ha fatto chinare sulla vasca e mi ha presa brutalmente da dietro”, ha proseguito, aggiungendo particolari raccapriccianti su quello che lui le ha fatto e quello che lei ha temuto. 

La difesa ha puntato sui due giorni trascorsi prima di dare l’allarme chiamando in soccorso il fratello, che l’ha portata prima in ospedale e poi alla polizia, senza che lei entrasse nel merito della violenza sessuale per cui l’uomo è ora a processo. “Non volevo dirlo per vergogna, per paura… poi ho parlato con mio fratello e mio padre e ho deciso di presentargli il conto, perché una persona che ha fatto cose del genere è giusto che paghi”, ha replicato la parte offesa

“Io non volevo, ma non mi sono opposta, sono stata zitta, speravo solo che finisse presto e che non mi lasciasse danni fisici”.

Il giorno dopo, sempre a detta della parte offesa, lui avrebbe commentato: “Ringrazia che ieri non ti ho seppellito”. 

Silvana Cortignani


– A Belcolle con lesioni gravi accusa l’ex di averla stuprata, lui si difende: “Era consenziente”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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