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Porta droga in carcere al figlio baby camorrista, imputata di spaccio sceglie l’abbreviato

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Viterbo – (sil.co.) – Ha chiesto di essere giudicata col rito abbreviato la madre sorpresa un mese fa mentre portava quasi un etto di droga in carcere al figlio baby camorrista. 


Viterbo - Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un cane antidroga)

Viterbo – Il carcere di Mammagialla (nel riquadro un cane antidroga)


Ieri il giudice Giovanna Camillo ha accolto la richiesta del difensore Luigi Mancini, rinviando a un’altra udienza per la definizione del processo.

Lo scorso 7 febbraio la donna, una cinquantenne di Napoli, è stata arrestata a Mammagialla dopo essere stata intercettata da un cane antidroga grazie al cui fiuto la polizia penitenziaria ha potuto appurare che nascondeva un involucro di cellophane che conteneva 98,64 di hashish nella vagina, 

A Viterbo era giunta assieme al marito per fare visita al figlio presunto baby camorrista, un ventenne dei Quartieri Spagnoli, arrestato il 27 gennaio con l’accusa di avere sparato a un trentenne nel novembre 2022. Il giovane, secondo l’accusa, sarebbe legato a una cosca della quale avrebbe progettato di uccidere il boss. A sua volta è stato ferito due volte in un anno e mezzo a colpi di pistola, l’ultima il 24 gennaio.

All’atto dell’accesso nella zona controllo pacchi, del reparto colloqui della casa circondariale di Viterbo, la cinquantenne è stata segnalata dal cane antidroga Kenya, in servizio presso il reparto cinofili della polizia penitenziaria in forza presso il reparto cinofili della casa circondariale di Roma Rebibbia.

Una buona idea quella di nascondere la droga nelle parti intime per eludere gli ordinari controlli mediante metal detector, non fosse stato per la presenza del cane antidroga che ha permesso di rinvenire la sostanza che, altrimenti, avrebbe fatto ingresso nel carcere.

Il 9 febbraio, giorno della convalida dell’arresto per spaccio aggravato, il pm Flavio Serracchiani ha chiesto la custodia cautelare nel carcere di Civitavecchia, dove l’imputata è rimasta per due notti, sottolineando la “capacità criminale” della cinquantenne. Ma il giudice Camillo, accogliendo la richiesta di termini a difesa dell’avvocato Mancini, ha rimesso in libertà la donna con la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Viterbo.

Grazie alla scelta del rito abbreviato, in caso di condanna potrà beneficiare dello sconto di un terzo della pena.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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