Valle Faul
Viterbo – Valle Faul, una chiesa diroccata all’inizio e le buche alla fine. In mezzo macchine, degrado, una fontana abbandonata ed erba alta. Al punto che pure l’urlo del Gigante di Seward Johnson è un urlo di disperazione. L’urlo della “signora Maria”.
Viterbo – Valle Faul
Perfino la targa in legno messa lì sotto un ulivo nel 2022 da Cgil, Cisl e Uil “contro ogni forma di violenza” è stata divelta e infradiciata.
Valle Faul, alle porte di Viterbo. Qui otto secoli fa Federico II tentò l’assalto alla città dei papi. Qui, otto secoli dopo, c’è solo incuria ed abbandono. E meno male che per l’attuale amministrazione, presieduta dalla sindaca Chiara Frontini, doveva diventare uno dei tanti fiori all’occhiello. A partire dallo sport e dalla manifestazione di qualche mese fa, Giocavamo pe’ strada, dell’assessore Emanuele Aronne. Adesso, pe’ strada, pe’ quante buche ce stanno, è mejio proprio non stacce.
Viterbo – Valle Faul
Valle Faul, la passeggiata in mezzo al verde inizia a monte, subito dopo il parcheggio del Sacrario, laddove c’è la collinetta con le macerie dei bombardamenti del ’44. Scendendo segnaletica sbilenca e il cartello che indica palazzo dei papi e San Pellegrino appoggiato su una specie di rete buona più per un gallinaro che per una città turistica. Di fronte una chiesa trecentesca dirupata, lasciata ormai da tempo al suo destino.
Viterbo – Valle Faul
Poco oltre l’opera di Johnson, graffitata, zozzata, rappezzata, sbiancata e ammiffita. La bocca aperta, un acquitrino. Sotto gli alberi lì attorno riaffiora invece un’intelaiatura sottostante al verde. A breve distanza, quattro sportelli in ferro inquadrati nel cemento. Tre sono chiusi. Uno è aperto. Dentro, manco a dirlo, la monnezza. A far da cornice, una cinquantina di metri più in là, una palma stecchita, secca, morta, ingiallita.
Viterbo – Valle Faul
Dopodiché, da questo punto in poi, l’affaccio è sul parcheggio. Per i palati più fini, l’occhio cade al contrario sulla pensilina immersa nelle sterpaglie, che il comune sta però riqualificando, oppure sulla fontana diventa, boh, uno stagno? Un canale del Val Padana abbandonato? Un capagno per foglie miste ad acqua con lastroni laterali stradicati.
Viterbo – Valle Faul
Infine le panchine lungo la strada, con la fanghiglia su cui poggiare i piedi, la scala che porta a piazza Martiri d’Ungheria, dove l’erba sta conquistando il legno, e i cespugli abbrustoliti come contorno. Anche la fontana appoggiata all’ex mattatoio è messa male e il cartello di divieto di sosta davanti c’ha i piedi cementati e il cartello 0-24, che dovrebbe stare in testa, sta adagiato in basso, stortignaccolo. Accanto a lui, manco a dirlo, un’automobile. Non manca nemmeno il cartello capitozzato e un po’ di cartoni alla base.
Daniele Camilli
Fotocronaca: Il degrado di Valle Faul
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