|
|
Viterbo – (sil.co.) – Omicidio di via Fontanella del Suffragio, Azzurra Cerretani è stata condannata a un anno e 4 mesi per favoreggiamento personale in seguito alla morte di Daniele Barchi, il 42enne trovato cadavere dalla polizia la sera del 22 maggio 2018 dopo l’allarme lanciato dall’imputata.
Si è concluso oggi con la riqualificazione del reato da omicidio volontario a favoreggiamento il processo col rito abbreviato alla 29enne viterbese imputata in concorso con Stefano Pavani, il 35enne di Corchiano condannato in via definitiva a 15 anni di carcere con il riconoscimento della seminfermità mentale.
Nessuna replica da parte della pm Chiara Capezzuto che aveva chiesto l’assoluzione. Ai genitori della vittima è stata riconosciuta una provvisionale di tremila euro ciascuno. Il gup ha inoltre disposto la sospensione della pena.
Lo scorso 15 febbraio la procura, che aveva chiesto due volte l’archiviazione, ha confermato la sua posizione chiedendo l’assoluzione della ragazza, all’epoca fidanzata dell’assassino.
Il difensore Fausto Barili ha ribadito fino all’ultimo come sia stato grazie al suo allarme che la polizia ha potuto catturare nell’immediatezza l’omicida.
Il delitto fu commesso la notte tra il 20 e il 21 maggio 2018 nel monolocale al pianoterra di via Fontanella del Suffragio dove Barchi per qualche tempo aveva ospitato la coppia, chiedendo loro di allontanarsi a causa del comportamento di Pavani.
Secondo l’accusa sarebbe stato questo il movente del feroce delitto. Il 42enne originario di Gaeta fu massacrato di botte e torturato durante la lunga agonia che lo avrebbe condotto a una morte atroce.
Azzurra Cerretani, finita imputata a dicembre del 2021, a distanza di oltre tre anni dal delitto, sarebbe riuscita a scappare dalla casa dove era stato commesso il crimine, rifugiandosi dalla sorella, a Bagnaia, inseguita da Pavani. Una volta al sicuro, avrebbe quindi immediatamente dato l’allarme, chiamando la polizia e dicendo agli agenti: “Lui ha ucciso un uomo”.
L’incriminazione “tardiva” della 29enne è arrivata in seguito all’opposizione degli anziani genitori adottivi della vittima all’archiviazione, assistiti dall’avvocato Pasqualino Magliuzzi del foro di Latina, per i quali la Cerretani è stata complice dell’assassinio del figlio.
Soddisfatto il difensore Fasto Barili: “È stata fatta giustizia, si è cristallizzato lo scenario e provato che la mia assistita, come sempre sostenuto, è estranea alla dinamica omicidiaria”.
“Ci ha sempre creduto anche la procura chiedendo due volte archiviazione”, sottolinea il difensore, che aspetta ora le motivazioni per un eventuale ricorso.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
