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Invalida minacciata per la casa popolare: “Ti trasciniamo in cantina e uccidiamo” – Tre a giudizio per stalking

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Polizia - Immagine di repertorio

Polizia – Immagine di repertorio


Viterbo – Invalida in carrozzina minacciata di morte dai vicini che volevano occuparne la casa popolare, è ripreso venerdì davanti al giudice monocratico Jacopo Rocchi del tribunale di Viterbo il processo per stalking, disposto a suo tempo col giudizio immediato dal gip Giacomo Autizi su richiesta della procura.

Imputati una coppia e il presunto complice, colpiti il 30 luglio 2021 dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento. La richiesta di giudizio immediato dell’allora pm Franco Pacifici risale al 22 novembre 2021. La prima udienza fu fissata dal gip per il 26 aprile 2022, esattamente due anni fa. Se tutto va bene il processo si concluderà entro il 2024. 

La persecuzione si sarebbe protratta per diversi mesi e avrebbe avuto per teatro una delle palazzine dell’Ater del quartiere viterbese di Santa Barbara. Difesi dall’avvocato Luigi Mancini, marito e moglie, di 55 e 53 anni, hanno sempre negato tutto.  È’ d’origine siciliana e ha 43 anni il coimputato.

In aula per l’accusa due poliziotti, che hanno ricostruito alcuni degli episodi sfociati nel processo, che riprenderà in autunno per sentire altri due agenti della questura, l’esame degli imputati e la discussione. 


Il giudice Giacomo Autizi

Il gip-gup Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo


Staccati ripetutamente acqua e luce. La vittima, secondo quanto emerso in seguito all’applicazione della misura cautelare, avrebbe temuto di essere trascinata in cantina e uccisa. Per spaventarla i vicini, imputati di stalking, si sarebbero messi a parlottare contro di lei proprio dietro la porta d’ingresso del suo appartamento situato in un condominio di via Tagete. E le avrebbero anche staccato ripetutamente acqua e luce per convincerla a sloggiare e occupare loro l’appartamento di cui la donna, una vedova, è assegnataria.

“Ti trasciniamo in cantina”. “Ti violentiamo”, avrebbero detto a voce abbastanza alta da farsi sentire dalla vittima, costretta a casa sulla sedia a rotelle. “Ti trasciniamo in cantina quando scendi a buttare il sacco dell’immondizia”, avrebbero complottato fuori la porta, facendole intendere che l’avrebbero uccisa. E ancora: “Sei malata, non hai titoli per stare qui, te ne devi tornare mel tuo paese”.

Vittima un’invalida in carrozzina. Indagati a piede libero per stalking e colpiti dal divieto di avvicinamento a una distanza inferiore ai dieci metri, i presunti vicini “terribili” sono un uomo di 51 anni e una donna di 53 anni, d’origine campana, che vivono nello stesso stabile della parte offesa, invalida al cento per cento originaria dell’est europeo.

Incubo durato sette mesi. Tra dicembre 2020 e luglio 2021, secondo l’accusa, avrebbero cagionato alla vittima “un perdurante e grave stato di paura nonché un fondato timore per la propria incolumità, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita.  Segnatamente minacciandola in più occasioni ed in particolare parlandone appositamente davanti alla porta del suo appartamento, proprio allo scopo di farla ascoltare”. L’invalida si è però rivolta alla polizia.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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