Maxirissa al Sacrario – nei riquadri da sinistra Alessio Denocenti, Hosseini Mohammad, Paolo Trabalzi
Viterbo – “Movente uno schiaffo a mia figlia, ma non volevo uccidere nessuno”. Così il 46enne viterbese Alessio Denocenti si è difeso lunedì davanti al gip Giacomo Autizi, rilasciando spontanee dichiarazioni durante l’udienza di convalida dell’arresto per rissa e tentato omicidio. Reato quest’ultimo riqualificato dal giudice in lesioni aggravate dall’uso della macchina come arma contro il rivale, ovvero il 33enne d’origine afgana Hosseini Mohammad, che avrebbe aggredito assieme al 35enne Paolo Trabalzi. Tutti e tre, come è noto, sono rimasti lievemente feriti e tutti e tre sono agli arresti domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico per rissa e lesioni aggravate.
Denocenti, assistito dall’avvocato Luigi Mancini, ha riferito al giudice di essersi portato sul posto “per avere un chiarimento in seguito a uno schiaffo subito da mia figlia” ad opera di un “membro” del gruppo di Mohammad e che quest’ultimo “mi l’aveva aggredito con la mazza da baseball”. Ha riferito inoltre: “Non ho investito Mohammad, ma ho usato il veicolo, suonando anche il clacson, per disperdere il gruppo che stava colpendo Trabalzi”.
Il gip Giacomo Autizi ha sottolineato il fatto che “gli arrestati hanno partecipato a una violenta rissa, nel pieno centro cittadino, alla presenza di persone inermi, con chiaro pericolo per la loro incolumità”.
Nel corso dell’udienza di convalida Trabalzi e Mohammad, difesi rispettivamente dalle legali Angela Ricci e Isabella Rocchetti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
I fatti sono sempre quelli di venerdì 26 aprile, relativi ai gravi episodi di guerriglia urbana scoppiati nel pomeriggio in pieno centro in seguito a una lite per futili motivi tra due nuclei familiari, sfociati nella maxirissa esplosa in piazza del Sacrario, per sedare la quale sono intervenuti polizia e carabinieri oltre al 118 per soccorrere e portare in ospedale i feriti.
Sono piovute mazzate. Sia Trabalzi che Mohammad avrebbero usato la mazza da baseball. E anche Denocenti avrebbe partecipato all’aggressione in danno di Mohammad, spalleggiando Trabalzi che usava materialmente la mazza. “Le lesioni sono attestate dai referti. In ragione dell’ aggravante, il fatto è procedibile di ufficio”, sottolinea il gip nell’ordinanza di convalida.
Il bilancio è di tre arresti e quattro persone denunciate a piede libero, tra cui due donne, il figlio minorenne di una delle due che durante l’aggressione avrebbe brandito e sferrato un casco nero nonché un altro uomo che è stato bloccato, mentre era in fuga con un martello da carpentiere in mano, in direzione di via Santa Maria in Volturno.
Nel confermare la misura di custodia cautelare, il giudice per le indagini preliminari sottolinea la “evidente caratura criminale degli indagati, che hanno dimostrato non comune spregiudicatezza, dal che se ne desume che i fatti contestati non costituiscano episodica devianza”. E ancora: “Personalità violente, inosservanti delle regole della civile convivenza, prive di capacità autocontenitive e di freni inibitori in ordine alla commissione di delitti contro la persona”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
