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Palazzo Spreca, sugli affreschi il Tar dà ragione al proprietario 

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Le virtù di palazzo Spreca

Le virtù di palazzo Spreca

Viterbo – (sil.co.) – Palazzo Spreca, il Tar del Lazio dà ragione a Egidio Calistroni, il proprietario dello storico immobile di via Santa Maria Egiziaca noto per la vicenda dei preziosi affreschi. 

Calistroni, difeso dall’avvocato Claudio Roscioni, nel 2019 ha fatto ricorso contro il ministero per i beni e le attività culturali per l’annullamento della notifica del decreto di dichiarazione di eccezionale interesse storico-artistico, relativo ai famosi affreschi staccati del XV secolo ed edicola lavabo emesso dalla commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio in data 24 luglio 2019, evidenziando che la collocazione dei suddetti manufatti è tuttora sconosciuta.

“Sosteneva – si legge nella sentenza pubblicata il 30 marzo – di non aver mai avuto alcun tipo di contatto materiale con i beni oggetto del decreto impugnato, con la conseguenza che non poteva ritenersi integrato il suo possesso, mancando entrambi i suoi requisiti essenziali: l’animus possidendi e il corpus possessionis”.

I 14 affreschi delle virtù profane, datati fine Quattrocento e custoditi in una sala al piano nobile dell’edificio di via Santa Maria Egiziaca, furono staccati dalle pareti, venduti ed esposti alla Biennale internazionale di antiquariato di Roma nel 2012, a palazzo Venezia.

Ad accorgersi della presunta anomalia un professore universitario, che ha dedicato molti dei suoi libri al patrimonio artistico viterbese. Il suo occhio esperto riconobbe subito uno degli affreschi. Lo ricordava sulle mura dell’antico palazzo nel centro storico di Viterbo, e la segnalazione in procura non tardò ad arrivare.

Dello “strappo” delle opere se ne è occupata una task force di investigatori specializzata nella tutela del patrimonio artistico, che recuperò le 14 virtù profane a Spoleto, nello studio di un antiquario.

I giudizi amministrativi hanno ritenuto il ricorso fondato, sottolineando, tra l’altro, la presenza di :un difetto di istruttoria e di motivazione, non essendo stato chiarito, in punto di fatto, quale sarebbe effettivamente il rapporto concreto ed attuale tra il ricorrente ed i beni oggetto della dichiarazione di interesse”.

“Pertanto – in conclusione – il ricorso deve essere accolto, con il conseguente annullamento, nei limiti innanzi indicati, della notifica del decreto di dichiarazione di eccezionale interesse storico-artistico n. 127/2019, notificato al ricorrente”.


– Processo Spreca concluso, gli affreschi tornano all’antiquario


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