Viterbo – I tesori di palazzo Spreca lasciano Viterbo e tornano nelle mani dell’antiquario umbro Emo Antinori Petrini.
Si è concluso il 12 novembre scorso il processo per lo “strappo” dei 14 affreschi delle virtù profane dall’edificio di via Santa Maria Egiziaca, nel centro storico della città dei Papi. Imputati, il proprietario Egidio Calistroni e l’antiquario di Spoleto Emo Antinori Petrini, che a vario titolo dovevano rispondere di danneggiamento, ricettazione e violazione delle norme sul patrimonio artistico. L’accusa era, in pratica, quella di aver venduto un bene inalienabile perché vincolato. Ma il giudice del tribunale di Viterbo Giacomo Autizi, davanti al quale il processo si è aperto nel 2016, ha dichiarato estinti per prescrizione alcuni reati e per altri ha emesso sentenza di assoluzione nel merito. Ovvero: per alcuni capi di imputazione, nonostante i tempi di giudizio fossero scaduti, è risultata evidente l’innocenza degli imputati.
“Dopo la sentenza – spiega l’avvocato Roberto Spoldi, difensore dell’antiquario Antinori Petrini – il giudice ha disposto la restituzione delle opere al mio assistito, che ora ne è legittimo proprietario a tutti gli effetti. Ma prima della conclusione del processo un provvedimento del pubblico ministero, approvato anche dal tribunale, lo aveva già nominato custode dei beni. Con la sentenza, però, questo provvedimento è stato superato. L’antiquario Antinori Petrini non è solo il custode degli affreschi, ma ne è legittimo proprietario a tutti gli effetti”.
Dal 2012 le virtù profane sono custodite nel museo civico di Viterbo, dopo che la procura le ha restituite al comune. Quest’ultimo, nella persona del sindaco, ne era custode. Ma ore le opere tornano nelle mani dell’antiquario umbro che, come sottolinea il suo avvocato, “le andrà a prendere a breve”. E la città dei Papi perderà, di nuovo, i tesori di palazzo Spreca, tra cui un’edicola lavabo.
I 14 affreschi delle virtù profane, datati fine Quattrocento e custoditi in una sala al piano nobile delle edificio di via Santa Maria Egiziaca, furono staccati dalle pareti, venduti ed esposti alla Biennale internazionale di antiquariato di Roma nel 2012, a palazzo Venezia.
Ad accorgersi della presunta anomalia un professore universitario, che ha dedicato molti dei suoi libri al patrimonio artistico viterbese. Il suo occhio esperto riconobbe subito uno degli affreschi. Lo ricordava sulle mura dell’antico palazzo nel centro storico di Viterbo, e la segnalazione in procura non tardò ad arrivare.
Dello “strappo” delle opere se ne è occupata una task force di investigatori specializzata nella tutela del patrimonio artistico, che recuperò le 14 virtù profane a Spoleto, nello studio dell’antiquario. Emo Antinori Petrini è poi finito a giudizio insieme al proprietario dell’edificio, Egidio Calistroni. Il 12 novembre scorso la conclusione del processo, e tra 90 giorni il deposito delle motivazioni da parte del giudice.
Calistroni, privato cittadino, compra palazzo Spreca nel 1989. Della compravendita tra Calistroni e il comune di Viterbo se ne sono occupati anche il Tar e il Consiglio di stato, dopo i ricorsi del Ministero per i beni culturali per una presunta irregolarità e nullità dell’atto. Entrambi sono stati rigettati, perché 30 anni fa l’immobile non era incluso tra i beni di interesse storico-artistico. E, in assenza di qualsiasi vincolo, il rogito deve considerarsi assolutamente valido.
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