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Politica - Viterbo - Il generale dei carabinieri Sergio De Caprio si racconta parlando della sua candidatura alle europee nella lista di Cateno De Luca, dell'arresto di Totò Riina e di cosa significhi vivere sotto scorta - FOTO E VIDEO

Capitano Ultimo: “La lotta contro Cosa Nostra va chiusa nell’unico modo possibile: annientando le mafie…”

di Elisa Cappelli
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Viterbo – “Il mio posto è accanto alla gente piccola, è con la gente piccola che mi va di fare grandi cose”. A dirlo è Sergio De Caprio, conosciuto da tutti come capitano Ultimo, che spiega con queste parole la sua candidatura alle elezioni europee con la lista Libertà di Cateno de Luca.


Viterbo - Ultimo a Tusciaweb

Viterbo – Ultimo a Tusciaweb


Tra i tanti simboli della lista c’è anche il suo, semplice e diretto: un simbolo in bianco e nero chiamato appunto “Capitano Ultimo”. Anche se De Caprio, in realtà, non ricopre più quella carica ed è un generale dei carabinieri in congedo.

Ma quel nome ce lo ha cucito addosso a ricordare tutti quegli “ultimi” che spesso rimangono invisibili. Diventato celeberrimo per l’arresto di Totò Riina, Ultimo è diventato ancora più noto al grande pubblico con la realizzazione della serie omonima in cui i suoi panni sono stati vestiti da Raoul Bova.


Viterbo - Ultimo e Carlo Galeotti

Viterbo – Ultimo e Carlo Galeotti


“Il mio posto è accanto alle gente piccola essendo anche io piccolo – ha spiegato Ultimo ai microfoni di Tusciaweb, intervistato dal direttore Carlo Galeotti -. E con la gente piccola mi va di fare grandi cose. In De Luca ho visto una persona che ama il proprio Paese, che ama la Sicilia, ama ogni albero di arance, ogni pala di fico d’india, quindi credo sia un modo bello di fare politica: col cuore, e con l’amore per le comunità. Io mi trovo in questa visione”.
 
Sguardo sicuro e penna di aquila a corredo della giacca a ricordare “di un amore tra me e una tribù apache con cui abbiamo fatto un gemellaggio ma anche per ricordarmi di un genocidio che viene fatto da più di cento anni dagli Stati Uniti d’America nell’indifferenza di tutti”, Ultimo non ha dubbi su cosa vuole portare nel mondo della politica attraverso la sua esperienza.



“Chiudere la lotta contro Cosa Nostra nell’unico modo possibile, cioè annientando le mafie – spiega De Caprio -. Vedo troppi fiori, troppe manifestazioni, troppe cerimonie, troppa propaganda. Abbiamo avuto un’esperienza di lotta importante nel nostro Paese, abbiamo strumenti buoni come la legislazione premiale a favore dei collaboratori di giustizia, come il carcere duro, il 41 bis, l’ergastolo ostativo”. Ma servono nuovi strumenti per combattere la mafia. “Contro la mafia non si vince definitivamente. E lo dico io che l’ho combattuta con tutto il mio cuore per 40 anni. Dobbiamo – e lo stiamo proponendo noi, piccolo partito di gente piccola – togliere il diritto al voto e l’accesso a qualunque tipo di lavoro – tranne i lavori socialmente utili – ai parenti e agli affini di primo e secondo grado dei mafiosi che non collaborano”.

Ribadisce. “Togliere i diritti politici e la possibilità di lavorare ai parenti, agli affini di primo e secondo grado dei mafiosi che non collaborano, a meno che questi parenti non dimostrino di avere reciso ogni contatto con i congiunti malavitosi”.


Viterbo - Ultimo a Tusciaweb

Viterbo – Ultimo a Tusciaweb


Ma secondo Ultimo i grandi partiti “sono distratti” e attacca il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, soprattutto in tema di scorta. “Cosa fa il ministro Piantedosi? Scioglie i consigli comunali infiltrati dalle cosche perché non è in grado di sciogliere le cosche e i cittadini rimangono indifferenti. Perché? Perché si fidano. Cosa fa Piantedosi? Toglie la scorta a Roma a Valeria Grasso, l’impreditrice che ha denunciato la famiglia mafiosa dei Madonia e la lascia solo quando è a Palermo, perché forse pensa che i mafiosi non riescono a seguirla… E lo fa anche a Piera Aiello. Al contrario di quello che pensa Piantedosi, i mafiosi ce le hanno le macchine e pagano anche gli aerei per spostarsi“.


Viterbo - Carlo Galeotti e Ultimo

Viterbo – Carlo Galeotti e Ultimo


 Cosa bisogna fare per l’Europa? Per De Caprio è fondamentale il bene comune. “Bisogna costruire l’Europa dei comuni, dei cittadini, non più l’Europa dei grandi stati. Questi stati ci hanno portato alle guerre perché incapaci di parlare a due popoli che parlavano la stessa lingua, dobbiamo vivere per il bene comune”.
 
E sul governo Meloni? “Sono gli ultimi arrivati e forse sono gli ultimi che non hanno partecipato all’ammucchiata del governo Draghi. Per questo vanno rispettati. Li giudichiamo per quello che fanno. Non possiamo condividere che oggi con 2mila e 800 miliardi di debito ci sia ancora qualcuno che ci viene serenamente a dire che bisogna ancora costruire il ponte sullo stretto. O chi ci viene a dire che vuole costruire un carcere in Albania che fa deterrenza contro i criminali”.


Viterbo - Ultimo a Tusciaweb

Viterbo – Ultimo a Tusciaweb


Nel candidarsi alle europee Ultimo ha fatto una scelta drastica. Dopo 31 anni ha deciso di togliersi il passamontagna e mostrare il suo volto. “Ho deciso di togliere il passamontagna perché per fare politica ho bisogno di garantire trasparenza ai miei elettori, ci dobbiamo guardare in faccia – spiega -. Mi dispiace un po’ per i miei parenti, per i miei familiari per i carabinieri della scorta perché li espongo molto di più, però quando si combatte per difendere le comunità e il bene comune la propria vita deve venire dopo”. Verrebbe da chiedersi se non ha paura, ma Ultimo spiega di conviverci da sempre con la paura.  “Ci vivo da quando ero piccolo, come tante persone, come i disoccupati, come le donne vittime di violenza, come le persone che non hanno i documenti, come le persone che non hanno niente. Non importa la mia paura. Io ci sono, sto portando un provvedimento all’opinione pubblica che ci consente di spazzare via queste mafie. Non parla nessuno: stanno nascosti nelle loro trincee a vedere come va a finire. E io vi chiamo alla battaglia sociale, alla battaglia pura, per il bene comune, per le vostre famiglie. La mafia in Italia e in Europa non deve starci più”.
 
Poi un’occhiata alla giustizia. “Ci sono tantissimi magistrati che lavorano con scarsissimi mezzi, tantissimi carabinieri che lavorano con scarsissimi mezzi e con una violazione continua dei loro diritti, una vergogna. Credo che dobbiamo aiutare magistrati e investigatori a combattere”.


Viterbo - Ultimo e Carlo Galeotti

Viterbo – Ultimo e Carlo Galeotti


La storia del capitano Ultimo
 
Il generale De Caprio non si è raccontato a Tusciaweb soltanto nella sua veste politica, ma ha fatto anche un tuffo nel passato parlando di quel momento storico in cui catturò Totò Riina, capo di Cosa Nostra dall’82 fino all’arresto del 1993. “In quel momento ho avuto la sensazione di aver raggiunto un obiettivo – ricorda Ultimo – ma ero soprattutto attento affinché nessuno si facesse male, che il dispositivo mantenesse le posizioni che doveva avere, ero molto concentrato sull’azione. Vedere Riina, vedere questa persona che aveva il terrore, mi ha fatto un po’ senso, un minimo di dignità si dovrebbe avere anche in situazioni impreviste. ‘Chi siete? Io sto male’ diceva”.

“Quella che viene fuori di Riina è l’immagine di un contadino, sostanzialemente. Quello è il capo della mafia? Che percezione dell’uomo ha avuto?” è la domanda del direttore di Tusciaweb. Il ritratto che viene fuori dal racconto di Ultimo è di  un personaggio spietato. “Ho avuto una percezione semplice – spiega -. Se il contadino diceva a qualcuno ‘Se fai questo muori’ e quella persona non faceva quello che diceva il contadino, moriva. E quindi il contadino, nel tempo, ha iniziato a farsi rispettare anche dai professori, dagli ingegneri perché capivano che quando lui diceva una cosa, poi la faceva“.
 
Tra le più grandi emozioni della sua vita Ultimo ne ricorda una a livello professionale, un’emozione che prova quando legge “la sentenza in cui si spiega come sono stati uccisi Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Leggo sempre che questi martiri venivano seguiti giorno e notte, con le loro scorte, da Francesco Paolo Anselmo, Calogero Ganci, Raffaele Ganci, Domenico Ganci. E poi mi leggo le relazioni di servizio dei miei carabinieri di basso grado, figli del popolo, gente semplice. E lì vedo che giorno e notte questi carabinieri seguivano Francesco Paolo Anselmo, Calogero Ganci, Raffaele Ganci, Domenico Ganci, i loro figli, le loro mogli, le fidanzate e capisco che eravamo veramente forti. Capisco che abbiamo una tecnica che ce li fa spazzare via. A questa tecnica dobbiamo unire la politica antimafia”.

Ed è proprio per rappresentare chi sta “in fondo”, i carabinieri di basso grado, quei “figli del popolo” che Sergio De Caprio ha scelto di farsi chiamare “Ultimo”.
 
“Sono nato in un mondo di gente che faceva la gara a essere prima – racconta il generale -, dall’asilo in poi è stato un continuo di persone che volevano farsi vedere dalla maestra, ovunque. Purtroppo anche nei carabinieri era così e mi ha dato molto fastidio. Cose legittime, non voglio dire niente contro nessuno, però pensare di fare una professione del genere per arrivare prima di un altro, essere promosso un anno prima di un altro, andare vicino casa anziché lontano, mi ha dato fastidio. Quando è stato il momento di entrare nel reparto del generale Dalla Chiesa, la sezione anticrimine, ho detto ‘Io mi chiamo Ultimo’ così capite che io non faccio parte della vostra competizione perché per me già essere tenente è una gioia immesa, è un lavoro bellissimo, è come si combatte che fa la differenza”.

Pensando a Dalla Chiesa ricorda: “L’unica persona di alto grado che ho incontrato nella mia vita che ossessivamente ripeteva a me e ai miei colleghi d’accademia a Modena di volere bene ai nostri comandanti di stazione, ai nostri carabinieri. Lo ripeteva. “Dovete volergli bene”.


Viterbo - Carlo Galeotti e Ultimo

Viterbo – Carlo Galeotti e Ultimo


Ultimo nella sua vita rifarebbe tutto e forse andrebbe anche oltre. “Farei molto di più però sarebbe una vita truccata e non mi appartiene, io i trucchi non li faccio. Dò la mia vita per come sono in quel momento”.
 
De Caprio racconta che la sua vita oggi continua al fianco degli “ultimi”, di tutte le persone che non hanno nome, che non hanno diritti e che non hanno voce. “Sostengo una casa famiglia, mi dono alla gente che non ha niente, che dorme per strada, lotto per i diritti di persone che non esistono all’anagrafe e che invece sono brave persone perché praticano insieme a me il mutuo soccorso. Che vuol dire pregare, vuol dire impegno sociale, vuol dire fare società civile, vuole dire essere l’Italia che nasce dalle società cattoliche, operaie e agricole di mutuo soccorso”.
 
Che vuol dire vivere sotto scorta? “Vuol dire ringraziare le persone che ti aiutano a non essere individuato, vuol dire ringraziare le persone che ti seguono e affrontano il tuo stesso pericolo come se fosse il loro per un pezzo di pane, maltrattati da tutti. E questa è una cosa che mi mette veramente in difficoltà e mi fa sentire un privilegiato. Chiedo perdono a queste persone che sono state con me e stanno con me da tanti anni, e alle loro famiglie”.

Elisa Cappelli


Media: Fotogallery: Il capitano Ultimo a Tusciaweb


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31 maggio, 2024

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