Viterbo – (sil.co.) – “Merda, che fai scappi? Omo de merda, omaccio de merda. Io ti brucio tutti li vestiti. Vie’ sotto casa, ti brucio vivo. Schifoso che non sei altro, merdoso d’omo. Caccia fori le palle, vieni qua. Ti apro dalle palle fino a sotto la gola, ti sbudello dalla gola fino a sotto le palle”.
Scene di ordinaria follia al Sacrario a fine primavera di tre anni fa. Era la notte tra domenica 13 e lunedì 14 giugno 2021 quando è finita nel sangue la lite tra due “amici” che erano usciti insieme per una bevuta. Il processo è giunto ieri alle battute finali davanti al giudice Giovanna Camillo. Imputati un romeno 32enne di Orte e un italiano 33enne di Viterbo, difesi rispettivamente dagli avvocati Valerio Panichelli e Luigi Mancini, coinvolti in uno degli episodi di violenza più cruenti avvenuti in tempi recenti nel centro storico di Viterbo.
L’accusa ha chiesto per l’italiano una condanna a 10 mesi di reclusione e per il romeno una condanna a 8 mesi di reclusione. Il giudice ha rinviato all’estate per repliche e sentenza.
In qualche brindisi di troppo potrebbe nascondersi il movente della lite, della quale nessuno dei due contendenti dice di avere memoria. Fatto sta che gli animi si sono surriscaldati e sono spuntati fuori un coltello da cucina lungo 32 centimetri e una bottiglia di birra rotta, con cui si sarebbero fronteggiati, procurandosi reciprocamente lesioni alle mani e al volto nel tira e molla.
Viterbo – Uomo brandisce un coltello al Sacrario
Il 33enne romeno, all’esplosione del diverbio, si sarebbe allontanato, ma solo per tornare poco dopo brandendo minacciosamente all’indirizzo dell’italiano una bottiglia di vetro rotta.
Quest’ultimo si sarebbe a sua volta allontanato, facendo una breve tappa nella propria abitazione da dove sarebbe tornato armato di un grosso coltello da cucina, arrivando allo scontro fisico, finito male per entrambi, condotti in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove sono stati medicati con prognosi di 15 giorni e 10 giorni.
I due sono stati poi arrestati per lesioni personali aggravate e l’italiano anche per porto di armi od oggetti atti ad offendere. All’italiano è stato contestato pure il porto senza giustificato motivo di armi per via del coltello, un grosso coltello da cucina per l’appunto, col manico di plastica di colore bianco, della lunghezza complessiva di circa 32 centimetri, che è stato rinvenuto nella vegetazione completamente intriso di sostanza ematica
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
