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Fuggi fuggi di scambisti al club privè: “Frotte di clienti mezzi nudi scappavano verso l’uscita”

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Sutri – (sil.co.) – Fuggi fuggi di scambisti al club privè di Sutri: “Frotte di clienti mezzi nudi scappavano verso l’uscita”. Movente 400mila euro che gli imputati avrebbero voluto dal titolare, picchiandolo, devastando il locale e arraffando 4mila euro dalla cassa, motivo per cui devono rispondere anche di rapina. 


Carabinieri

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Momenti drammatici e concitati quelli raccontati ieri davanti al collegio dai testimoni del processo ai tre imputati che la sera del primo maggio 2021, al primo evento post lockdown, avrebbero seminato il panico tra i clienti, devastando il locale per convincere il titolare a dargli 400mila euro che avrebbero preteso per un vecchio contenzioso finito a carte bollate. 

Imputati una donna “bruna”, il marito e un altro uomo. Della “comitiva” faceva parte anche una donna “bionda”, romana, classe 1969, rimasta in disparte quando è esploso il caos, sentita ieri tra i testimoni dell’accusa.

“Ero andata come altre volte con un amico, avevamo anche prenotato una camera. Il locale era pieno di gente, una bella serata, la prima dopo il lockdown. Poi c’è stata una lite di coppia,credo per gelosia, quindi il fuggi fuggi”, ha detto, negando che il suo amico o l’altra coppia con cui avevano condiviso il tavolo fossero implicati.

Tra i testimoni anche una collaboratrice del gestore, che si è costituito parte civile così come l’associazione di cui è presidente, con gli avvocati Domenico Siracusa e Ginevra Casini.

“C’era un clima pesante già durante la cena, gli imputati volevano 400mila euro dal titolare, continuavano  a chiedere soldi a voce alta, accendevano e spegnevano la luce, disturbando i numerosi ospiti del locale. gente che tiene alla privacy e alla tranquillità delle serate. Poi hanno cominciato a tirare di tutto, distruggendo ogni cosa che gli capitava a tiro, rubando 4mila euro dalla cassa, mentre la gente scappava spaventata”, ha riferito.

Sul posto intervennero i carabinieri. A chiamarli, dicendo di essere stata vittima di un’aggressione, sarebbe stata invece l’imputata “bruna”, che tirando i candelabri contro i “cristalli” del bar avrebbe secondo l’accusa dato il via al caos. 

Due degli imputati, marito e moglie, sarebbero tornati alla carica dopo un paio di settimane. “Cercavano il titolare, minacciando di far chiudere il locale”, ha detto la collaboratrice del club, confermando che la sera del primo maggio di tre anni fa il presidente dell’associazione era stato anche aggredito fisicamente e picchiato.

Il titolare, in base a quanto emerso, sarebbe stato minacciato con una mazza da golf da uno degli imputati. “Dacci i soldi, altrimenti ti metto dentro una botte e ti cemento, ha detto lui stesso quando è stato sentito in tribunale. 

“Hanno rotto le bottiglie, uno sgabello d’artista e quadri altrettanto preziosi, il vetro della porta d’ingresso, messo tutto sottosopra, continuando a inveire e minacciarmi davanti al personale e alla mia compagna”, ha proseguito, alla prima udienza del processo, che riprenderà fra un anno.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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