In azione i carabinieri – foto di repertorio
Sutri – (sil.co.) – Serata rovinata alla villa per scambisti di Sutri, è stata rinviata alla prossima primavera l’udienza di ieri del processo ai “guastafeste”.
In aula erano presenti i primi cinque testimoni citati dall’accusa, congedati nonostante fossero pronti a riferire ai giudici la propria versione della vicenda, a causa delle nuove calendarizzazioni imposte dai recenti avvicendamenti di magistrati al palazzo di giustizia del Riello. Saranno ascoltati fra qualche settimana.
Secondo l’accusa gli imputati, due uomini e una donna, la sera del primo maggio 2021, in occasione della festa per l’inaugurazione post Covid della location, una lussuosa dimora dotata di ristorante e camere, avrebbero cacciato gli ospiti, picchiando il titolare e rapinando quattromila euro dalla cassa del locale.
Il terzetto è finito a giudizio davanti al collegio del tribunale di Viterbo che lo scorso 26 ottobre, alla prima udienza dibattimentale del processo, ha ascoltato per ore la testimonianza fiume della presunta vittima, il titolare del club per scambisti, che si è costituito parte civile contro gli imputati, per l’appunto i due uomini e la donna, con cui in precedenza sarebbe stato in affari.
Il tribunale di Viterbo
Dietro la vicenda un contenzioso di natura economica tra imputati e parte offesa, dal quale sarebbero scaturiti diversi procedimenti civili.
Il titolare del locale, la sera del primo maggio di due anni fa, sarebbe stato minacciato con una mazza da golf da uno degli imputati: “Dacci i soldi, altrimenti ti metto dentro una botte e ti cemento”.
“Fin da subito, insistendo con me per avere il denaro, hanno cominciato a disturbare gli ospiti – ha raccontato in tribunale – accendendo le luci che dovevano restare soffuse per render accogliente l’ambiente. Poi la donna ha fatto una scenata, cacciando gli ospiti dal locale. Il marito mi ha detto ‘Dacci i soldi, altrimenti ti metto dentro una botte e ti cemento’, brandendo contro di me una mazza da golf, mi ha sferrato un pugno sul naso e costretto a dargli i soldi della cassa, che poi ha passato all’altro”.
“Lei – ha proseguito – si è avventata su uno dei grossi candelabri ornamentali della sala e lo ha scagliato sul bancone del bar, hanno rotto le bottiglie, uno sgabello d’artista e quadri altrettanto preziosi, il vetro della porta d’ingresso, messo tutto sottosopra, continuando a inveire e minacciarmi davanti al personale e alla mia compagna”, ha proseguito.
Durissimo il controesame della difesa degli imputati, che ha rivelato i numerosi ricorsi alle carte bollate sfociati in diversi procedimenti in sede civile legati a questioni economiche tra le parti.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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