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“L’evacuazione ha fatto emergere un sottobosco sociale che spesso non vediamo”

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Viterbo – “L’evacuazione ha fatto emergere un sottobosco sociale che spesso non vediamo”. Il vescovo Orazio Francesco Piazza. Ieri la bonifica della bomba della seconda guerra mondiale ritrovata in via De Gasperi. Un’operazione che ha portato all’evacuazione di 36 mila persone. Un contesto in cui la diocesi ha messo a disposizione gli spazi di quattro parrocchie, trasformandole in centri di accoglienza: Santa Maria della Grotticella alla Mazzetta, Sacro Cuore al Carmine, Santa Barbara e Santi Ilario e Valentino a Villanova, quest’ultima destinato alle persone con fragilità.

“Nei centri di accoglienza – dice il vescovo – c’erano le persone completamente sole, senza neanche un familiare, assistite spesso da badanti. Questo dimostra che dobbiamo tenere allertata la nostra attenzione perché c’è un sottobosco che non vogliamo vedere, e questa evacuazione lo ha portato davanti ai nostri occhi”. 

“L’evacuazione – sottolinea il vescovo – ci deve insegnare che ogni bisogno va condiviso, al di là del colore della pelle e della religione, della cultura e delle condizioni economiche e sociali”.


Il vescovo Piazza

Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza


Come nasce l’idea di trasformare le parrocchie in centri di accoglienza?
“Nasce da una riunione che è stata tenuta in prefettura. Una disponibilità necessaria e immediata cui la curia ha risposto con prontezza, sapendo che ci sono parrocchie ben organizzate e con ampi locali. È stato inoltre un segnale importante di presenza e condivisione dei bisogni della comunità”. 

Lei ha visitato tutti i centri di accoglienza. Come li ha trovati? Qual è stata la situazione che ha potuto riscontrare?
“Ho iniziato le mie visite dalla chiesa di santa Maria della Grotticella e già le presenze erano tante. Le parrocchie, grazie ai volontari e in sinergia con tutte le istituzioni, hanno fatto di tutto per rendere la giornata il più possibile agevole ed evitare disagi. Un’accoglienza affabile e un atteggiamento positivo. Dopodiché le strutture si sono organizzate con giochi, momenti musicali e di preghiera. Poi il pranzo e nel pomeriggio con dialoghi e confronti, favorendo la coscienza tra le persone. Una buona occasione di umanità”.

Quante sono state le persone presenti nei centri di accoglienza?
“Le persone presenti nelle parrocchie sono state circa 300-400 in tutto. Molte nella parrocchia della Sacra famiglia dove ci sono stati parecchi immigrati e tante famiglie. L’evacuazione è stata anche l’occasione per rendersi conto delle fragilità del territorio e per capire che quando si condivide un bisogno le differenze non esistono. La presenza nei centri di accoglienza ha riguardato soprattutto le persone più fragili, persone sole e malati. Famiglie giovani non ne ho viste”.


Viterbo - Gli artificieri sul posto

Viterbo – Gli artificieri sul posto


Come hanno vissuto l’esperienza del centro di accoglienza le persone che ha incontrato?
“Gli ammalati e le persone anziane il disagio lo hanno avvertito. Ma vedendosi accolti, la disposizione è stata positiva. Un disagio dovuto all’abbandono della casa. Diversi erano completamente soli, senza neanche un familiare, assistiti spesso da badanti. Questo dimostra che dobbiamo tenere allertata la nostra attenzione perché c’è un sottobosco che spesso non vediamo, e questa evacuazione lo ha portato davanti ai nostri occhi”. 

Durante la messa nella chiesa dei Santi Ilario e Valentino ha detto che “il dolore più grande è abbandonare la propria casa”. In mondo dove tanti stanno lasciando la propria casa, in situazioni decisamente più drammatiche, dalla Palestina all’Ucraina…
“Mentre lo dicevo stavo pensando proprio alle persone che vivono in scenari di guerra. Noi torneremo a casa, loro probabilmente mai più. Una casa distrutta è una vita distrutta. Di fronte all’escalation che viviamo, posso solo dire che stiamo veramente impazzendo. E non c’è violenza che ne possa giustificare un’altra. Dobbiamo rispondere con i valori del Vangelo, valori di umanità”. 

Che insegnamento si può trarre dall’esperienza dell’evacuazione?
“L’insegnamento che ogni bisogno va condiviso, al di là del colore della pelle e della religione, della cultura e delle condizioni economiche e sociali”.

Daniele Camilli


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