Castiglione in Teverina – “Non siamo più disposte e disposti a tollerare altra violenza sui nostri corpi e non mancheremo di gridarlo con forza, rabbia e orgoglio tutti i giorni”. Mirko Giuggioli, vicepresidente dell’associazione TusciaPride.
L’altra sera, durante la festa del vino a Castiglione in Teverina, Giulia, 28enne di Viterbo, e la sua amica Alessia, entrambe transgender, così come denunciato da Giulia su Instragram, sono state prima oggetto di apprezzamenti da parte di un gruppo di ragazzi, poi aggredite verbalmente e fisicamente dagli stessi non appena hanno scoperto la loro identità di genere. Le due ragazze sono state colpite al volto, riportando diverse ferite, tra cui un dente spezzato.
Viterbo – Il vice presidente di TusciaPride Mirko Giuggiolini
Un’aggressione transfobica in piena regola…
“Sì a castiglione in Teverina c’è stata un’aggressione transfobica a danno di due donne trans*. Un fatto gravissimo che ci ha fatto arrabbiare più che mai. Ancora una volta delle nostre sorelle sono state aggredite e picchiate per il solo fatto di essere trans*, il tutto sotto l’indifferenza della maggior parte dei presenti”.
E non è un caso isolato, in questi ultimi mesi altri episodi di violenza si sono verificati in tutto il paese.
“Esatto, non è un caso isolato. Molti sono stati gli episodi di violenza omotrans*fobica avvenuti negli ultimi mesi nel nostro Paese. È sufficiente andare indietro con la memoria di poche settimane per ricordare l’aggressione subita a Roma da una coppia di ragazzi gay fuori da una discoteca dell’Eur, o ancora il licenziamento che una donna trans* di Pisa ha ricevuto per aver scelto di fare coming out sul luogo di lavoro”.
Secondo lei, l’odio per la diversità sta diventando una costante?
“Sì. E non è neanche necessario scomodare i giornali e i titoli di cronaca per renderci conto di quanto l’odio per la diversità sia ancora radicato nella nostra società. Basta guardare alla vita di tutti i giorni, dove come persone queer e trans*, come soggettività devianti e non-conformi, veniamo continuamente schernite, violentate e poste ai margini. Dalle famiglie che ci ripudiano e ci allontanano alle scuole dove ancora si rifiuta di introdurre la carriera alias e l’educazione sessuo-affettiva, fino alle piazze dove veniamo continuamente giudicate e disprezzate, pochi luoghi oggi sono per noi realmente sicuri”.
Un odio che uccide.
“Sì, un odio che uccide. E proprio per questo, così come per tantissimi altri motivi, l’omotrans*fobia non è un fenomeno da sottovalutare. Frequenti sono le notizie di persone che per colpa dell’odio hanno perso la loro vita. Ricordiamo, solo per fare alcune menzioni, Cloe Bianco, l’insegnante assassinata dalla trans*fobia poco più di 2 anni fa, la donna trans* e sex worker trovata senza vita ad Ostia alcune settimane fa e il tredicenne di Palermo che per via del bullismo omofobico subito a scuola si è tolto la vita alla fine del 2023. L’omotrans*fobia uccide, a tutti gli effetti, e va condannata senza esitazione”.
Le immagini delle conseguenze dell’aggressione denunciata da Giulia
Che ruolo hanno le istituzioni in tutto questo?
“Le istituzioni e i partiti in tutto questo hanno un ruolo tristemente infelice. Ad oggi, come dimostrano anche gli atteggiamenti d’indifferenza, le istituzioni non ci ascoltano, delegittimano le nostre istanze e con i loro atteggiamenti aumentano il carico delle nostre sofferenze. I partiti politici non sono da meno: loro, quando bocciano il ddL Zan contro l’omotrans*fobia applaudendo ed esultando o quando, anziché occuparsi dei salari bassi e della sanità pubblica inefficiente, passano il tempo a parlare di ‘ideologia gender’, non fanno altro che alimentare e dare legittimità a tale violenza. Peraltro, secondo quanto riportato dalle nostre sorelle aggredite, gli aggressori erano curiosi di sapere se fossero “donne o donne trans”. La politica appena pochi giorni fa si è posta la stessa e identica domanda per un’atleta olimpica, Imane Khelif. La grammatica con cui la destra e i violenti si esprimono è la stessa”.
Cosa dovrebbero fare le istituzioni e la politica per contrastare l’omotrans*fobia e porre fine a queste forme di violenza?
“È ora di dire basta, e di farlo davvero. È necessario che le istituzioni, i comuni e gli altri enti locali non ignorino quanto accaduto e che si attivino per contrastare ogni forma d’odio. È necessario e ora più che mai urgente, come continuiamo a ripetere dalla pubblicazione del Manifesto politico che ha accompagnato il TusciaPride del primo giugno 2024, istituire sportelli anti-discriminazione polivalenti in ogni comune, promuovere campagne di comunicazione e sensibilizzazione attiva contro l’omotrans*fobia e istituzionalizzare la celebrazione del 17 maggio, giornata internazionale contro l’omotrans*fobia”.
È possibile, secondo lei, realizzare quanto appena detto nella Tuscia?
“Realizzare ciò in una provincia come la nostra, dove solo 24 amministrazioni comunali su circa 60 scelgono di concedere il patrocinio gratuito al Pride, il cui fine è proprio quello del contrasto all’odio e della promozione dei diritti umani, e dove le persone vengono aggredite da un branco in pubblico solo per la propria identità di genere, non è semplice, ma la grande affluenza che abbiamo visto il primo giugno per le strade di Viterbo proprio durante l’ultimo TusciaPride ci comunica a gran voce che esiste una Tuscia diversa, che ha a cuore i diritti, le libertà e la dignità delle persone e che non aspetta altro che essere chiamata in campo a giocare per dare il meglio di sé”.
Viterbo – Il TusciaPride del primo giugno
Cosa farà TusciaPride dopo quest’ultima aggressione?
“Siamo a disposizione per aiutare qualunque ente locale che voglia attivarsi in favore della tutela dei diritti delle persone queer e trans*. Al tempo stesso, a fronte dell’aggressione di Castiglione in Teverina nonché degli altri gravi fatti da noi sopra ricordati, non siamo più disposte e disposti a tollerare altra violenza sui nostri corpi e non mancheremo di gridarlo con forza, con rabbia e con orgoglio nei Pride, nelle piazze e ovunque tutti i giorni”.
Daniele Camilli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Articoli: “Siamo state aggredite da un branco di ragazzi, l’unica domanda che si facevano era se fossimo donne o trans” – Massimo Erbetti (M5S): “Aggressione transfobica in piazza: vogliamo una legge, in troppi pagano le mancanze di un governo che non difende tutti i cittadini…” – Enrico Mezzetti (Anpi): “Aggressione transfobica in piazza, sconfortante apprendere che la gente ha lasciato fare senza intervenire” – Mirco Luzi, sindaco di Castiglione in Teverina: “Condanno fermamente l’atto di intolleranza e di violenza” – Forza Italia: “Solidarietà alla persona aggredita, ripudiamo ogni forma di violenza” – Arcigay: “Spirale di odio alimentata da narrazione politica che guarda alle diversità come un pericolo”


