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La giunta guidata da Chiara Frontini lascerà una montagna di macerie e uno sfaldamento del tessuto democratico…

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Viterbo – Ormai appare chiaro: Chiara Frontini e il suo gruppo di “scappati di casa”, come la stessa sindaca li ha definiti, lasceranno una montagna di macerie.

La città non si sa se potrà resistere ad altri tre anni di cura Frontini. E non c’è nessuna speranza che si dimettano, visti i compensi che percepiscono. Solo la sindaca ci costa quasi 10mila euro al mese per la sola sua indennità, per non parlare di tutte le altre spese. E si capisce che difficilmente la sindaca, vista la sua inadeguatezza politica a governare un capoluogo, si dimetta per il bene dei viterbesi. Che ormai hanno capito come funziona e chiedono di andarsene.

Chiara Frontini

Chiara Frontini


E allora bisogna prepararci ad arrivare alla ricostruzione dalle macerie e brutture, che lascerà la giunta Frontini, con un sommovimento pacifico di resistenza e liberazione, che prepari un programma politico di rilancio della città. O quanto meno che riporti la città alla normalità politico-amministrativa. Alla correttezza politico-amministrativa. E poi alla ripresa sul piano economico. 

Dopo oltre due anni di sgoverno della città, appare chiaro che l’eredità sarà, appunto, di macerie politiche e culturali, brutture e lacerazioni amministrativo-istituzionali. Basti pensare a come sono stati deturpati i monumenti della città. Piazza del Comune è diventata inguardabile e invivibile. La piazza antistante la chiesa della Trinità sembra un giardino di pietre e alberelli ridicoli, anche per una villetta di cattivo gusto. Le mura sono state deturpate con una colata di peperino orribile. Non parliamo poi della ridicola pista ciclopedonabile. Danni di immagine, non si sa se reparabili.

La cura Frontini farmaco

La cura Frontini


E allora, in attesa che passino altri due anni e oltre da tregenda, bisognerà prepararsi a un cambio reale del modo di governare e del modo di curare i beni architettonici ed economici della città. Mi è stato chiesto di aprire, su Tusciaweb, un dibattito sul futuro della città. E questo articolo questo vuol essere. Prevedendo, magari, una assemblea pubblica per mettere a fuoco la questione, con l’intervento dei cittadini ormai allo stremo. Sempre se ce lo permette la sindaca Frontini, che in un suo bislacco post su Facebook, asfaltato dai viterbesi con una valanga di commenti critici, è arrivata a intimare ai cittadini, in pratica, di non criticare, perché “chi semina odio e rancore non fa male a Chiara Frontini. Fa male a Viterbo”.

Identificando la città con il suo modo trasandato di sgovernare e scambiando le normali critiche, normali in una democrazia, per “odio e rancore”, quasi la sindaca fosse al centro dei pensieri dei cittadini, qualunque attività svolgano, se non fosse per il suo modo di creare problemi mai esistiti e il suo modo di trattare la città e i suoi abitanti.

Insomma: le critiche politiche vengono scambiate per “odio e rancore”. La realtà dello stato della città, deturpata e abbandonata, non viene percepito dalla sindaca, dalla sua giunta e dalla sua maggioranza.

Notaristefano, Aronne, Antoniozzi, Sgarbi, Floris, Angiani, Franco, Scardozzi

Notaristefano, Aronne, Antoniozzi, Sgarbi, Floris, Angiani, Franco, Scardozzi


Ovviamente sono i cittadini che, come lei disse una volta al consigliere Bruzziches, dispercepiscono. Chi vede erba, immondizia, cinghiali, fontane senz’acqua, monumenti e piazze dimenticate, quartieri e frazioni abbandonati e luoghi di violenza, dispercepisce. Solo lei ha una visione chiara e distinta, come direbbe il caro Cartesio. Contenta lei. Contenta solo lei.  

E va detto che le critiche vengono anche da esponenti del movimento Viterbo 2020, il movimento della sindaca: Marco Bruzziches, Letizia Chiatti, il candidato Carlo Puglisi Alibrandi, Paolo Cappelli, altro candidato, che ha parlato di “un progetto civico fallimentare e peggior giunta di sempre”. Riferendosi alla giunta Frontini e al movimento Viterbo 2020. A proposito, solo per curiosità: ma il movimento Viterbo 2020 che tipo di vita democratica ha al suo interno? Quante riunioni ha fatto in oltre due anni di governo? Una? Quante decisioni ha vagliato e approvato? Chi ne fa parte? Come si fa a iscriversi e farne parte? E lasciamo perdere il resto.

Poi vanno ricordati coloro che hanno votato la sindaca Frontini e i suoi candidati. Confesso: non riesco a fare due passi in città senza trovare qualcuno, che in passato magari inveiva contro di me, e che ora mi dice: “Avevi ragione. Non avevo capito e l’ho votata”. Ovviamente si tratta di quattro gatti, che incontro solo io, portatori di “odio e rancore”. O si tratta di una mia dispercezione. Si sa, la vecchiaia porta pure a questo. A questi cittadini abbacinati dalle chiacchiere, dalle supercazzole sfrontiniane, non può che andare la nostra solidarietà. Chiunque poteva cascarci. Ma ora è il tempo di fare dei bilanci e guardare in faccia la realtà.

Tornando alla questione più generale.

Il primo piano di riflessione riguarda un piano apparentemente più astratto: quello politico-amministrativo. Un piano però centrale e fondamentale.

Si deve uscire da questa democratura a sfondo religioso arroccata su sé stessa, che non dialoga con i cittadini, tutti i cittadini favorevoli e contrari all’amministrazione, che non si consulta con gli esperti, che disdegna qualsiasi critica. Come fosse lesa maestà.

Bisogna ridare smalto alle istituzioni, evitando di fare assessore un pregiudicato e indagato a vario titolo. Il riferimento è, per non fare nomi, a Vittorio Sgarbi, scaricato in modo elegante pure dal governo Meloni. Ma non dalla sindaca Frontini. L’assessore alla Bellezza non è pagato, ma va detto che ci costa più di un assessore, con le sue mostre, che nessuno vede. Mostre fatte a nostre spese, ovviamente.

Chiara Frontini festeggia la vittoria con Vittorio Sgarbi e Fabio Cavini

Chiara Frontini festeggia la vittoria con Vittorio Sgarbi e Fabio Cavini


Bisogna ripristinare il rispetto di tutti i cittadini, favorevoli o contrari che siano. Uscire dalla logica medievale dell’amico-nemico. Chi non la pensa come chi governa non è un nemico, ma una risorsa. Non si può pensare, come nei comuni del medioevo, che chi vince le elezioni comanda e ostracizza chi ha perso. Il mio caro Dante, ne sa bene qualcosa. Sa “come sa di sale lo pane altrui, e com’è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”. 

Ecco: dobbiamo fare in modo che nessuno si senta estraneo nella sua città, presa in ostaggio da una maggioranza che non sa governare. 

Bisogna che vengano eletti consiglieri parlanti e autonomi, che abbiano un rapporto con la città, che non si limitino a leggere discorsetti, che non si limitino ad alzare la mano. Ma siano in grado di sostenere un dibattito politico in consiglio.

Appunto: va ristabilita la centralità e l’importanza del consiglio comunale. Dove le opposizioni possano confrontarsi con una compagine adeguata. Che abbia una qualche capacità politica.

Bisogna che, se serve un portavoce, sia assunto con questo ruolo. Il caso Lattanzi, troppo presto dimenticato, fa scuola. Non si assume un istruttore amministrativo per fare il portavoce. E si qualifica come tale.

Claudio Lattanzi, foto del profilo Whatsapp

Claudio Lattanzi


Un caso, quello di Claudio Lattanzi, che è segno di un modo di sgovernare. Va ripristinata un minimo di chiarezza amministrativa. Si devono ricostruire rapporti corretti con i media. Non si può pensare, ad esempio, a interviste preconfezionate, a interviste a risposta scritta della sindaca e assessori. Come dire interviste sostanzialmente fasulle e ingessate. Che nessun giornale dovrebbe pubblicare. Come accade fuori dalle mura di Viterbo.

Vanno ristabiliti rapporti corretti con i corpi intermedi: associazioni, sindacati, gruppi di volontariato, organizzazioni significative. Va rispettato il loro lavoro. Senza supponenza, senza discriminazioni.

Devono essere ricostruiti rapporti con il mondo delle imprese, che non sono né padroni né poteri forti, ma operatori economici vitali per una città e una nazione. Ovviamente se non si è in Unione Sovietica.

In buona sostanza bisogna uscire dalla democratura di stampo religioso che attualmente sgoverna e tiene in ostaggio la città. E tornare al confronto politico sano.

Un’ultima cosa: si deve individuare una piattaforma minima comune, anche con le opposizioni, con alcune mete da raggiungere condivise. Poi ovviamente sul resto lo scontro è aperto. Ma voglio ricordare a tutti che se a Viterbo c’è una università, per fare un esempio importante, lo si deve al fatto che Dc e Pci su questa questione, a suo tempo, si trovarono d’accordo. Poi ci possono essere divergenze sui metodi. Ma fu quella convergenza che portò alla creazione dell’ateneo. E lo scontro ideologico era certamente importante, allora.

Ecco alcuni punti di riflessione per uscire da un sedicente civismo che di civico non ha nulla. Un sedicente civismo che fa tutto, meno che gli interessi della città e dei cittadini. Ma sgoverna contro i cittadini.

Mi pare questa una prima riflessione significativa, un ragionamento politico. Altro che “odio e rancore”. Questa è la politica bellezza. Questa è la democrazia bellezza, in una comunità fondata sulla libertà. Sulle questioni specifiche e pratiche, sulla piattaforma il ragionamento è aperto. Vedremo poi il da farsi: dalle strade, al verde, dalle piazze del centro ai quartieri e frazioni, dalla cultura all’economia.

Per ora non ci resta che resistere, resistere, resistere, sperando che i danni non siano irreparabili e irreversibili. Anche perché dobbiamo tornare a vivere in una città, come scrivevano Zavattini e De Sica, dove “”buongiorno” vuol dire veramente buongiorno”.

Carlo Galeotti


Articoli: Fiorenzo Mascagna: “Giunta Frontini, la gente che vi ha sostenuto non c’è più e riparare i danni sarà complicato…” – Marco Pallucca, presidente dell’associazione “Il Cuore nella Tuscia”: “Abbiamo sostenuto Chiara Frontini alle elezioni e abbiamo creduto in un cambiamento che non è mai avvenuto…”


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