Viterbo – (sil.co.) – È stata confermata in appello dal giudice Daniela Rispoli la condanna per diffamazione aggravata inflitta dal giudice di pace all’ex sindacalista di banca in pensione che avrebbe spinto al licenziamento una ex collega, mamma di un figlio disabile. Fra pochi giorni, invece, entrerà nel vivo il processo in cui è imputato di stalking, sempre ai danni della stessa vittima.
L’avvocato di parte civile Giuseppe Picchiarelli
“Si tratta di una vicenda estremamente dolorosa poiché siamo di fronte a una forma di violenza, brutalità e vessazione di cui è vittima una lavoratrice, una madre, una donna che è stata costretta a subire condotte violentissime e reiterate che hanno stravolto la propria vita”, ricorda il difensore di parte civile Giuseppe Picchiarelli.
Vittima una ex bancaria 49enne che si è costituita parte civile con l’avvocato Picchiarelli e che fra pochi giorni sarà la prima ad essere sentita nel processo in cui lo stesso sindacalista è imputato di stalking sempre nei suoi confronti.
Il sindacalista, oggi settantenne, è stato rinviato a giudizio per stalking perché avrebbe reso impossibile la vita alla stessa ex collega, mamma di un minore disabile e che per questo usufruisce della 104, per cui è stato condannato per diffamazione aggravata il 16 maggio 2022 in primo grado dal giudice di pace, con una condanna per diffamazione aggravata a 300 euro di multa, al pagamento delle spese e al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile.
Si tratta della condanna confermata nei giorni scorsi in appello, in attesa che entri nel vivo l’ulteriore processo, stavolta davanti al giudice monocratico, in cui deve rispondere di atti persecutori, il reato previsto dal famoso articolo 612 bis.
L’impiegata 49enne, dopo 18 anni di lavoro, sarebbe arrivata a pensare di togliersi la vita e poi si è convinta a licenziarsi, a marzo 2022, a causa delle vessazioni subite.
Il calvario sarebbe cominciato nel 2019, quando l’imputato, in pensione già da un anno, avrebbe caldeggiato con lettere a direttori e una valanga di mail a colleghi il trasferimento della parte offesa presso un altro sportello dell’istituto nonostante la 104, definendola “soggetto sgradito” agli altri impiegati. Contro di lei, inoltre, l’ex sindacalista ha presentato nel luglio 2020 anche un esposto per truffa allo stato.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
