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Accorpamento riserve Monte Rufeno e Selva del Lamone, barricate in consiglio regionale

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Roma – Contro l’accorpamento delle riserve naturali, una valanga di ordini del giorno. L’opposizione in consiglio regionale prova così a far sentire la propria voce, di fatto rallentando i lavori mentre si discute il def, documento economico di finanza pubblica. Anzi, si dovrebbe discutere.


Consiglio regionale - Enrico Panunzi

Consiglio regionale – Enrico Panunzi


Perché in primo piano ci sono oltre duecento odg presentati dalla minoranza. Presentati, discussi e sistematicamente bocciati.

Ma la minoranza non spera certo nell’approvazione. L’obiettivo è far tornare sui propri passi la giunta Rocca che intende creare un nuovo ente di gestione, Sistema di Gestione Alta Tuscia Natura, accorpando le gestioni della Riserva naturale di Monte Rufeno e della Riserva naturale Selva del Lamone, che ricadono sul territorio della Tuscia. Anche se tra i banchi del consiglio regionale c’è chi a più riprese ha sottolineato come non si tratti di una questione locale. Ma di ordine generale.

Nervi tesi tra i banchi. Oltre 200 gli odg presentati e che sono discussi e sistematicamente bocciati. Salvo richiesta costante del numero legale. Si va avanti così. Marietta Tidei (Iv) tenta di sensibilizzare i colleghi di maggioranza.

“Non c’è da sconvolgersi per un provvedimento – spiega Tidei – che accorpa aree. Ma qui si sta creando un precedente pericoloso, s’inaugura una stagione che rallenterà provvedimenti successivi. Va riaperto il canale del dialogo, perché un clima esasperato porta al blocco dell’ente”. Nel merito del provvedimento, invece: “L’accorpamento va riproposto, condiviso con le realtà locali. Un procedimento diverso”.

Giunta e maggioranza, non sembrano propensi all’ascolto. Tanto che l’assessore Righini affonda: “State tenendo in ostaggio un provvedimento che non contiene la norma contestata. Un uso barbaro degli ordini del giorno che non ha precedenti e che l’opposizione non ha mai tenuto”.

Di conseguenza: “La richiesta non può trovare accoglimento. Le due aree naturali protette avranno un ente gestore unico di cui faranno parte i sindaci dei comuni in cui ricadono, come membri parteciperanno alle scelte e le aree rimarranno invariate, pure nel perimetro.

Con questa scelta puntiamo a una riduzione dei costi e le risorse risparmiate potranno essere finalmente utilizzate per finanziare attività di tutela ambientale”.

Righini vede una sola via “Liberiamo il provvedimento del def e poi quando arriverà il punto contestato, allora ci confronteremo nel merito”. Manco per sogno.

Opposizione pronta a tenere anche un anno la discussione sul def. E se l’assessore Righini è parecchio criticato, Enrico Panunzi (Pd) deve riconoscere che una cosa giusta l’ha detta: “Stiamo discutendo il Def, che poco c’azzecca sul resto, ma è l’unica cosa vera che ha detto. Ma sul provvedimento d’accorpamento sono state dette inesattezze, a partire dai confini. Dilatati. Ma lasciamo stare, non ne parlo. Lo faremo al momento opportuno”. Semmai ci si dovesse arrivare.

“Le istituzioni – è il monito di Panunzi al centrodestra che governa la regione – non sono proprietà di nessuno. Ci si deve confrontare con chi ha un ruolo diverso”. Intanto c’è chi avvisa come l’ostruzionismo, quello vero, deve ancora arrivare. Minaccia tempesta.

Giuseppe Ferlicca


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