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Viterbo – “Nomi, cognomi e soprannomi della squadra della morte che ha ucciso Andrea Di Nino”. I familiari del 36enne romano per la cui morte è in corso un processo per omicidio colposo in concorso a carico di due sanitari e un penitenziario, hanno deciso di rendere pubblici alcuni stralci dell’interrogatorio del supertestimone. Dal 22 ottobre è tutto nelle mani degli inquirenti viterbesi.
Continua a far parlare la trasmissione a procura e tribunale di Viterbo degli atti relativi ai sorprendenti sviluppi scaturiti dalle dichiarazioni di un supertestimone, scovato dalla famiglia dopo oltre sei anni dalla morte, secondo il quale Andrea Di Nino sarebbe stato vittima di un omicidio e non di un suicidio.
“Ho visto che dopo essere entrati in cella lo hanno portato via morto. Ho sentito che lo pestavano. Andrea, piangeva, urlava e chiedeva aiuto”, avrebbe rivelato il teste all’avvocato di parte civile Nicola Trisciuoglio, che lo ha interrogato nel suo studio nell’ambito delle indagini difensive consentite ai legali di tutte le parti per cercare personalmente elementi di prova a favore dei propri assistiti. .
Il supertestimone, un detenuto italiano che si trovava sullo stesso piano, avrebbe fornito un resoconto molto dettagliato dell’accaduto, “avvenuto nel pomeriggio del 21 maggio 2018 e non la sera come hanno riferito a mia madre, chiamandola dopo mezzanotte per dirle che il figlio era morto”, ha spiegato a Tusciaweb uno degli otto fratelli, Tonino Lazzarini.
“Andrea fu ucciso da una squadra della morte di cui sono stati individuati i componenti”, ha aggiunto, precisando che nel prosieguo dell’esame il testimone avrebbe fatto anche “nomi, cognomi e soprannomi” dei componenti della squadra. “Ha descritto i luoghi, le persone, detto cose di mio fratello che non avrebbe saputo se non ci fosse stato, lui c’era, è un testimone vero”, secondo il fratello di Andrea. Tutti elementi nuovi, che passeranno al vaglio degli inquirenti.
I familiari del 36enne romano per la cui morte è in corso un processo per omciidio colposo a carico di due sanitari e un penitenziario, hanno come detto deciso di rendere pubblici alcuni stralci dell’interrogatorio.
Il supertestimone spiega al legale di parte civile: “Ho saputo tramite social che Tonino voleva far venir fuori la verità sulla morte di suo fratello Andrea non credendo che si fosse suicidato. I fatti che conosco direttamente riguardano la morte di Andrea”.
Lei è a conoscenza che Di Nino Andrea si è suicidato?, gli chiede Trisciuoglio. E lui risponde lapidario: “Andrea è stato ucciso, non si è suicidato”.
Il legale gli chiede se sia consapevole della gravità della sua affermazione, e lui risponde “certo”. “Lei si rende conto di quanto sta affermando? Intende continuare a rendere dichiarazioni nonostante la gravità di quanto afferma? È responsabile di quello che dice? È consapevole che di queste informazioni che sta fornendo io la chiamerò a rendere atto alla procura della repubblica dinanzi a un magistrato inquirente”.
Dalla risposta non sembra emergere alcun tentennamento: “Sì, ne sono consapevole e voglio rendere dichiarazioni e sono consapevole di quello che affermo e anche che dovrò ribadire queste mie affermazioni davanti a un giudice”.
Silvana Cortignani
– Morte di Andrea Di Nino, spunta un supertestimone: “Non fu suicidio, è stato ucciso”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
