Viterbo – Suicidio in carcere di Andrea Di Nino, spunta un supertestimone secondo il quale non si sarebbe tolto la vita in cella d’isolamento ma si sarebbe trattato di omicidio. A rivelarlo a Tusciaweb è Tonino Lazzarini, uno degli otto fratelli del 36enne romano padre di cinque figli morto a Mammagialla il 21 maggio 2018.
Andrea Di Nino
Di Nino, secondo il nuovo testimone, sarebbe stato ucciso durante un pestaggio. “Ho visto che dopo essere entrati in cella lo hanno portato via morto. Ho sentito che lo pestavano. Andrea, piangeva, urlava e chiedeva aiuto”, avrebbe detto il supertestimone all’avvocato di parte civile Nicola Trisciuoglio.
“Trattandosi di una notizia di reato diversa da quella per cui si procede a carico di tre imputati, ovvero omicidio colposo, ho interrotto l’esame e trasmesso gli atti a procura e tribunale”, spiega a Tusciaweb lo stesso legale Trisciuglio.
“Non ci siamo mai rassegnati all’idea del suicidio, Andrea, quando è morto, aveva già scontato due anni per droga e contava di poter scontare il terzo ai domiciliari, perché aveva problemi di salute. Aveva detto a nostra madre di portargli i vestiti per l’udienza. Perché avrebbe dovuto togliersi la vita?”, torna a dire Tonino, che in questi anni ha cercato in tutti i modi di contattare eventuali testimoni, senza lasciarsi scoraggiare dalle delusioni dei molti millantatori che nel tempo si sarebbero fatti avanti.
Popolo Sovrano – La puntata dedicata a Andrea Di Nino
“Fino a quando, qualche mese fa, tramite social, non mi ha cercato quello che si è rivelato essere un testimone vero, un detenuto italiano, che si trovava sullo stesso piano e conosceva Andrea, in grado di descrivere persone e luoghi, le cui dichiarazioni hanno avuto precisi riscontri e si sono rivelate talmente attendibili che ieri (martedì 22 ottobre, ndr), a nome di nostra sorella Franca Lazzarini perché bastava uno di noi, abbiamo depositato gli atti delle indagini difensive in procura e presso il tribunale di Viterbo”, prosegue Tonino, ricordando che oltre a lui e Franca si stanno battendo per la “verità” anche Giorgio, Paolo, Graziella Valentino, Patrizia e Angela.
“Eravamo in nove, tutti legatissimi. Adesso siamo rimasti in otto, ma non ci arrendiamo. Andrea Di Nino era il più piccolo di tutti, è cresciuto in casa mia e per me era più di un fratello. Abbiamo anche scoperto che Andrea non è morto la sera del 21 maggio 2018, come hanno detto a nostra madre telefonandole dopo mezzanotte, bensì di pomeriggio”, dice Tonino.
Estratto dichiarazioni supertestimone su morte di Andrea Di Nino
“Andrea fu ucciso”. Un’affermazione che, se dovesse avere dei riscontri ufficiali, potrebbe far emergere a distanza di oltre sei anni tutt’altro scenario rispetto a quello che ha portato al rinvio a giudizio di tre indagati per omicidio colposo, due sanitari e un agente della polizia penitenziaria, per i quali il processo entrerà nel vivo il 22 gennaio davanti al giudice Jacopo Rocchi.
“Le nuove indagini difensive portano a una diversa conclusione”, prosegue Tonino Lazzarini. “Il nostro avvocato di parte civile ha vagliato tantissimi testimoni – sottolinea – e all’esito delle indagini difensive emerge un’altra verità: Andrea fu ucciso da una squadra della morte di cui sono stati individuati i componenti. Gli atti di indagine sono stati rimessi al tribunale e alla procura di Viterbo tramite l’avvocato Nicola Trisciuglio che ci segue con il collega Francesco Bolognesi”, ribadisce a Tusciaweb.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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