Grotte di Castro – (sil.co.) – A far scattare l’allarme un anno fa è stata la stessa presunta vittima, inviando la geolocalizzazione e delle foto del suo volto insanguinato tramite chat Whatsapp al fratello in Tunisia, che a sua volta le ha girate a una parente di Ancona, la quale ha chiamato i carabinieri denunciando che la connazionale era tenuta segregata a Grotte di Castro in provincia di Viterbo. Ma per la difesa sarebbe una montatura della stessa parte offesa.
Carabinieri – foto di repertorio
Sigarette spente sulla pancia
È il processo al trentenne dell’Alta Tuscia originario del Gambia, in carcere dallo scorso 10 gennaio per maltrattamenti aggravati in famiglia ai danni della giovanissima compagna tunisina, cui avrebbe perfino spento sigarette sulla pancia davanti al figlioletto di pochi mesi, nato il primo dicembre 2022.
Blitz dei carabinieri
Erano passate da poco le 20 del 6 novembre 2023 quando i carabinieri di Grotte di Castro sono piombati nell’abitazione al cui interno hanno trovato la donna e tre gambiani, uno dei quali il convivente, poi arrestato e tuttora in carcere, difeso dall’avvocato Daniele Saveri.
“Incapace di picchiare la compagna”
Ieri il collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi e il pm Flavio Serracchiani hanno ascoltato con grande attenzione i tre testimoni del difensore Saveri, tutti immigrati d’origine africana, residenti tra Grotte di Castro e Acquapendente.Tutti e tre i testi hanno dipinto l’imputato come uno “incapace” di picchiare la compagna, impedirle di uscire, privarla del telefono o negarle il cibo.
Grande festa alla nascita del figlioletto
Un papà, l’imputato, che si sta battendo presso il tribunale dei minori per il figlioletto, che in casa famiglia gli sarebbe stato impedito di incontrare nonostante il via libera dell’autorità giudiziaria. Figlioletto per la cui nascita l’imputato avrebbe organizzato una grande festa a Viterbo.
Il giallo della scatola nella foto
Uno dei testimoni ha anche esibito in aula una scatola di sua proprietà, apparentemente la stessa che si vede dietro la donna in una delle foto, che dunque sarebbero state scattate nella camera dove l’uomo ospitava la coppia da circa una settimana. Un giallo in quanto il teste ha però negato di avere mai visto la presunta vittima col volto insanguinato.
“Il compagno a Viterbo, lei in camera”
“Quel giorno – ha spiegato – il compagno non c’era, perché era andato a Viterbo la mattina ed è tornato con l’autobus all’ora di cena, mentre lei si è chiusa col telefono in camera, dove su un mobile c’era la mia scatola, che si vede dietro a lei nella foto”. Stando alla testimonianza, insomma, la vittima si sarebbe scattata da sola in camera la foto col volto insanguinato in camera il giorno stesso dell’allarme via chat in Tunisia e Ancona e del successivo blitz dei carabinieri. Senza che il padrone di casa la vedesse.
Via dalla casa famiglia e dal figlioletto
Il processo è entrato nel vivo lo scorso 19 novembre quando, durante il controesame della difesa, è emerso che la giovane mamma tunisina è stata ospitata col figlioletto dal 22 maggio all’11 settembre 2023 presso una casa famiglia, da dove a settembre dell’anno scorso è stata poi allontanata per decisione del tribunale dei minori, mentre il figlioletto è tuttora ospite della struttura. A detta di una operatrice, non lo avrebbe mai cercato.
Con lui nonostante l’allontanamento
Dopo l’allontanamento dalla casa famiglia e dal figlioletto, la donna sarebbe tornata a vivere con l’imputato nonostante fosse colpito dal divieto di avvicinamento. Ma non nell’abitazione della coppia al quarto piano di un condominio di Acquapendente bensì trovando ospitalità a casa di alcuni connazionali del compagno a Grotte di Castro, dove è stata “salvata” dal blitz dei carabinieri.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
