Grotte di Castro – Bruciature di sigarette e tagli sul ventre, l’allarme della vittima scatta tramite chat in Tunisia.
È entrato nel vivo ieri il processo a un trentenne originario del Gambia, in carcere dallo scorso 10 gennaio per maltrattamenti aggravati in famiglia ai danni della giovanissima compagna tunisina, cui avrebbe perfino spento sigarette sulla pancia davanti al figlioletto di pochi mesi, nato il primo dicembre 2022.
A far scattare l’allarme è stata una foto col volto insanguinato inviata assieme a una foto del numero di cellulare e alla posizione, come richiesta di aiuto, dalla vittima al fratello in Tunisia.
Sei immagini in tutto, che il fratello lontano ha girato a una parente di Ancona che a sua volta ha chiamato i carabinieri del radiomobile del capoluogo marchigiano. Dalla riviera del Conero l’sos è giunto sul lago di Bolsena, al comandante Stefano Dal Canto della stazione di Grotte di Castro, la cui zona vecchia vicina al museo, abitata per lo più da stranieri, era indicata da Maps come posto dove cercare la donna.
Erano passate da poco le 20 del 6 novembre 2023 quando i militari, come ha spiegato ieri davanti al collegio lo stesso comandante, sono piombati in un’abitazione al cui interno hanno trovato la donna e tre gambiani, uno dei quali il suo convivente, poi arrestato e tuttora in carcere, difeso dall’avvocato Daniele Saveri.
Raccapriccianti le foto della vittima. Oltre a quella inviata via Whatsapp dove perde sangue da un taglio sul sopracciglio destro , altre foto scattate su delega degli investigatori dalle operatrici della casa famiglia dove la donna è stata trasferita dopo un giorno di rocovero all’ospedale di Belcolle, in seguito all’attivazione del codice rosa, tramite l’associazione Penelope.
“Nelle foto fatte alla donna nel rifugio – ha spiegato Dal Canto – si vedono cicatrici di sigarette spente, tagli al ventre, alle gambe e alle braccia, il taglio sul sopracciglio… le cicatrici di sigarette spente, in particolare, sulla pancia”. È quindi emerso che la presunta vittima era stata già posta in salvo a maggio del 2023, sei mesi prima del blitz di Grotte di Castro.
Al riguardo, durissimo è stato il contro esame della difesa che, durante l’interrogatorio della responsabile della casa famiglia dell’Alta Tuscia dove la donna è stata ospitata col figlioletto dal 22 maggio all’11 settembre 2023. ha fatto venire fuori che a settembre dell’anno scorso la donna è stata allontanata per decisione del tribunale dei minori, mentre il figlioletto è tuttora ospite della struttura.
“La madre, quando se ne è andata, a differenza di quanto succede di solito, non si è preoccupata per il bambino e non ha chiesto di portarlo con sé. Non ne ha sentito la mancanza”, ha ammesso la teste, confermando una chat della donna col compagno su Instagram, nonostante l’allontanamento, scoperta dopo che la donna aveva denunciato alle operatrici di essere stata minacciata di morte dal compagno, che aveva scoperto tramite dei marocchini dove era nascosta.
“Delle minacce di morte però non abbiamo trovato traccia. In compenso, lei gli mandava foto del piccolo, nonostante le fosse vietato, perché il bambino era ed è sotto tutela. Lui le consigliava di parlare con l’assistente sociale, se aveva dei problemi. Ma tutto molto sereno, senza alcuna tensione, né cenni di paura. E c’era anche un messaggio in cui era lei a dire a lui dove si trovava, indicando il paese”, ha proseguito la donna. “Diceva bugie, un manipolatrice”, ha concluso, interrogata dall’avvocato Saveri.
Si torna in aula a dicembre.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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