Viterbo – “Quando sono entrata in casa protetta avevo delle ciocche di capelli mancanti in testa”. È la storia di Laura, vittima di violenza da parte di suo marito. Una storia che si può ascoltare sedendosi sulla panchina rossa che ieri mattina il comune di Viterbo ha inaugurato a Tobia.
“Una panchina simbolo di speranza – come l’ha descritta l’assessora alle politiche sociali Rosanna Giliberto – perché racconta la storia di chi ce l’ha fatta”. Una panchina che parla alle coscienze voluta dall’amministrazione comunale e dalla comunità di Tobia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
Viterbo – Inaugurazione panchina rossa a Tobia
Per ascoltare la storia basta sedersi, la panchina sta nella piazza principale del paese, inquadrare il qrcode e mettersi le cuffiette del cellulare. Una storia donata dalla Nona casa di Cuneo alla quale, a sua volta, il comune ha messo a disposizione una storia viterbese.
“In questura – racconta Laura, una maestra di scuola elementare – spinta da mia figlia adolescente, sto provando con molta vergogna a sporgere denuncia nei confronti di mio marito. Lui è un importante assicuratore della città e a me sembra di non avere abbastanza potere per essere ascoltata e creduta. La situazione che racconto trasuda timore e terrore, al punto che, da quando mio figlio più grande si è trasferito a Torino per l’università, io e mia figlia di notte ci barrichiamo in camera da letto chiudendoci a chiave dall’interno e mettendo la scrivania a sbarramento della porta d’accesso”.
Viterbo – Inaugurazione panchina rossa a Tobia – Rosanna Giliberto
“Mio marito infatti – prosegue Laura – in preda all’insonnia era solito intrufolarsi in camera mia e della figlia per prendersi rapporti sessuali e picchiarmi in caso di rifiuto. Il tutto di fronte a mia figlia adolescente che, nel tentativo di difendermi, spesso è stata vittima di calci, pugni, sputi e spintoni”.
“Avevo delle ciocche di capelli mancanti in testa – sottolinea Laura – quando sono entrata in casa protetta. Questo perché mio marito era solito trascinarmi dai capelli per immobilizzarmi. Io e mia figlia siamo due grandi lettrici. Abbiamo una libreria fornitissima in una stanza della casa. Solo che mio marito ogni tanto la chiudeva a chiave per punizione nei miei confronti. Ha persino gettato o rovinato i miei libri preferiti. Per qualsivoglia sciocchezza”.
Viterbo – Panchina rossa di Tobia – Il qrcode per ascoltare la storia di Laura
“Dopo qualche mese di permanenza in casa protetta – continua Laura – i miei capelli sono ricresciuti, le stanze sono piene di libri e cominciamo a vedere una via d’uscita. Io provengo da una di quelle famiglie piemontesi vecchio stampo. All’età di 50 anni non avrei mai pensato di potermi separare e poi divorziare da mio marito. I miei figli mi hanno dato la forza di farlo. In poco tempo sono riuscita a tornare al lavoro, nella mia scuola, ma soprattutto a riprendere il volontariato con i figli perduti nel campo Rom di Cerialdo. Ho un nuovo compagno che ama me e i miei figli. La casa rifugio è stata il primo passo verso la rinascita. La risposta per cambiare in positivo, per me stessa e per chi aveva vissuto insieme a me una vita troppo frastornata”.
Viterbo – Inaugurazione panchina rossa a Tobia
“A tutte le donne direi di provare ad avere coraggio – conclude infine Laura -. Deve esserci sempre uno spiraglio di vita. Noi ci abbiamo provato e ci proviamo ogni giorno”.
Daniele Camilli
– Rosanna Giliberto: “Una panchina rossa a Tobia per raccontate la storia di chi ce l’ha fatta”



