Viterbo – Diede fuoco alla moglie dopo averla cosparsa di benzina. Ieri, a distanza di dodici anni, è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere e a una provvisionale di 20mila euro euro alla vittima, parte civile con l’avvocato Giovanni Labate.
La vittima fu soccorsa dall’eliambulanza del 118 – foto di repertorio
È la vicenda agghiacciante della donna residente in un centro dei Cimini che si è tenuta tutto dentro per anni, fino al 2018 quando durante la cena per il diciottesimo compleanno del figlio minore, davanti alla sorella maggiore e al padre, ha rivelato ai ragazzi cosa era realmente successo la mattina del 21 ottobre 2013, quando era stata portata in eliambulanza, con ustioni gravissime al volto, al Sant’Eugenio di Roma dove è stata operata d’urgenza e ricoverata per mesi.
“Non è stato un incidente in campagna mentre bruciavamo le stoppie, è stato vostro padre a tirarmi una tanica di benzina e darmi fuoco”, ha ammesso solo nel 2018, dopo cinque anni, la donna, che fino a quel momento aveva sempre rigettato ogni sospetto.
L’ex marito è finito a processo per lesioni pluriaggravate davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli.
Un campione di violenza. Secondo la testimonianza resa davanti al collegio dai figli, l’imputato era una padre e marito padrone, che la sera della verità avrebbe confessato di avere dato fuoco alla mamma, tentando di prima di sminuire (“è stato uno scatto di rabbia”) per poi andare via su tutte le furie, urlando “meglio se ti avevo ammazzata quel giorno”, mentre usciva di casa sbattendo la porta.
Uno shock per i figli, che solo nel 2020 sono riusciti a convincere la madre a sporgere denuncia e separarsi dal marito, difeso dall’avvocato Paolo Casini.
L’avvocato di parte civile Giovanni Labate
“Sono stata zitta per voi”, “era per proteggervi dalle chiacchiere di paese”, “vi avrebbero accomunato con vostro padre”, “eravate troppo piccoli per portare il marchio”, si sarebbe giustificata la madre coi figli.
“Ti scanno come un maiale”. La sera prima di bruciare la moglie, il marito, il 20 ottobre di dodici anni fa, l’aveva costretta a scappare di casa con la figlia e a rifugiarsi dalla madre.
Poi, portandosi dietro il maschio ancora adolescente, il marito era uscito a cercarla in auto, fino alle tre di notte, minacciando ad alta voce, mentre le dava la caccia, “se ti becco, ti scanno come un maiale”, davanti al figlio appena adolescente, spaventato a morte, che per definire il padre ha detto in aula “era una belva”.
“Io, dentro di me, lo sapevo che il colpevole era lui – ha proseguito il ragazzo – anche se all’epoca ero poco più di un bambino. “Ho cancellato mio padre nel momento stesso in cui mamma ha detto la verità”.
Silvana Cortignani
Articoli: Confessa davanti ai figli di avere dato fuoco alla moglie: “Meglio se ti avessi ammazzata…” – Le fiamme le devastano il volto, denuncia il marito dopo sette anni: “È stato lui a darmi fuoco”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

