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Tribunale - Vittima convinta a denunciare dai familiari dopo sette anni - Le testimonianze shock dei figli

Confessa davanti ai figli di avere dato fuoco alla moglie: “Meglio se ti avessi ammazzata…”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Vittima del marito che avrebbe provato a ucciderla cospargendola di benzina e dandole fuoco. Eppure, dopo tre mesi di ricovero dietro a un vetro del centro grandi ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma, è tornata a vivere con lui, fingendo per i successivi cinque anni che fosse stato un incidente. In aula la testimonianza shock dei figli della coppia. La donna, che ha confessato la terribile verità il giorno in cui il maschio è diventato maggiorenne, si è convinta a denunciare dopo sette anni.


Roma - Ospedale Sant'Eugenio

Roma – Ospedale Sant’Eugenio


“Trauma da benzina”. Sarebbe tornata dal marito, nonostante il suo volto porti le tracce permanenti delle gravissime ustioni da “trauma da benzina” le cui cicatrici le resteranno a vita, come ha confermato ieri in tribunale la consulente di parte  Tiziana Pagliarini che l’ha operata alla faccia, dirigente del nosocomio capitolino, dove la professionista è chirurgo plastico-ustionologo.

Zitta per anni. Fino a quando il figlio minore della coppia non è diventato maggiorenne e alla cena del diciottesimo compleanno non gli ha rivelato, davanti allo stesso marito e alla sorella maggiore, di essere stata cosparsa di benzina e incendiata dal padre in mezzo alla campagna. 

“Meglio se ti avevo ammazzata”. Un campione di violenza. All’ordine del giorno, fin da quando i figli erano bambini. A rivelarlo davanti al collegio sono stati loro stessi, un maschio oggi ventenne e una femmina trentenne, spiegando come il padre “marito padrone” la sera della verità abbia ammesso di avere dato fuoco alla mamma, tentando di prima di sminuire (“è stato uno scatto di rabbia”) per poi andare via su tutte le furie, urlando “meglio se ti avevo ammazzata quel giorno”, mentre usciva di casa sbattendo la porta. 


Giovanni Labate

L’avvocato di parte civile Giovanni Labate


Testimonianza shock del figlio. La svolta tra il 2018 e il 2020, quando i familiari l’hanno convinta a denunciare. I fatti risalgono alla mattina del  21 ottobre 2013, quando la moglie fu portata d’urgenza con ustioni gravissime al volto al Sant’Eugenio in eliambulanza e lui in ambulanza a Belcolle con ustioni lievi. “Fui io, ignaro che era stato lui a dare fuoco alla mamma, ad accudirlo mentre lei era ricoverata”, ha detto il ventenne ai giudici, durante una testimonianza shock.

Convinta a denunciare dai familiari. Solo dopo avere confessato l’accaduto ai figli la donna si è decisa a sporgere denuncia e separarsi dal marito, difeso dall’avvocato Paolo Casini. “Abbiamo subito capito che doveva essere stato nostro padre a darle fuoco, perché la maltrattava, la insultava e la picchiava da sempre. Era aggressivo e violento con lei e con noi, sia che fosse sobrio, sia che avesse bevuto come faceva tutti i giorni. Ma entrambi ci hanno detto e ridetto che era stato un incidente, per cui fino a quando la mamma non si è decisa a dirci la verità abbiamo vissuto col dubbio”, hanno spiegato i due fratelli all’avvocato di parte civile Labate, davanti al collegio e alla pm Aurora Mariotti.

“Sono stata zitta per voi”, “era per proteggervi dalle chiacchiere di paese”, “vi avrebbero accomunato con vostro padre”, “eravate troppo piccoli per portare il marchio”, si sarebbe giustificata la madre coi figli.

“Ti scanno come un maiale”. La sera prima di venire bruciata dal marito, il 20 ottobre di undici anni fa, l’uomo l’aveva costretta a scappare di casa con la figlia e a rifugiarsi dalla madre. Poi, portandosi dietro il maschio ancora adolescente, il marito era uscito a cercarla in auto, fino alle tre di notte, minacciando ad alta voce, mentre le dava la caccia, “se ti becco, ti scanno come un maiale”, davanti al figlio minore, spaventato a morte, che ieri per definirlo ha detto “era una belva”.

“Io, dentro di me, lo sapevo che il colpevole era lui”. Ha proseguito così il ragazzo, che all’epoca era poco più di un bambino. “Ho cancellato mio padre nel momento stesso in cui mamma ha detto la verità”, ha concluso al termine di una testimonianza tanto agghiacciante quanto toccante. Come quella della sorella.

Si torna in aula a gennaio. 

Silvana Cortignani


– Le fiamme le devastano il volto, denuncia il marito dopo sette anni: “È stato lui a darmi fuoco”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 dicembre, 2024

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