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Viterbo – Oltre al danno, la beffa. È la vicenda del rave party “Teknival Space Travel” di ferragosto 2021 sul lago di Mezzano, nel territorio del comune di Valentano.
L’imprenditore Piero Camilli e il figlio avrebbero dovuto testimoniare martedì al processo all’unico imputato per l’invasione dei loro terreni, entrato nel vivo davanti al giudice Giovanna Camillo, che alla seconda assenza ingiustificata delle parti offese ha inflitto loro una multa di 100 euro a testa.
Un’ammenda che va ad aggiungersi al danno di non essersi visti riconoscere dal giudice un risarcimento per circa 600mila euro di danni chiesti al Viminale, con l’aggiunta di dovere sborsare anche diecimila euro di spese legali, perché prima del decreto anti-rave del governo Meloni “non c’era obbligo giuridico delle forze di polizia”.
I Camilli dovranno presentarsi alla prossima udienza. Era invece presente uno dei carabinieri che assieme a decine e decine di esponenti delle forze dell’ordine ha presidiato l’area, nel caso specifico in uscita.
Il militare ha spiegato di essere tra coloro chiamati in supporto per identificare i partecipanti al raduno, il 15 agosto 2021, mentre sgomberavano l’area occupata abusivamente al varco in località Marabò. Lui in particolare ne avrebbe identificati circa 300, limitandosi a trasmettere i dati in questura come da disposizioni.
Si calcola che abbiano preso parte al rave party circa diecimila giovani provenienti da tutta Italia e da tutta Europa. Ebbene, come è noto, uno solo di loro è finito a processo ed è un viterbese d’adozione. Si tratta di Adurel Karafili, un 36enne d’origine albanese con precedenti per piccoli reati che, a forza di cumulare pene, è finito in carcere.
Non si è mai capito perché, a fronte di tanta grazia, l’unico citato a giudizio dalla procura sia stato l’albanese, le cui disavventure giudiziarie, come è noto a chi pratica le cronache locali, sono state sempre piuttosto pittoresche. Difeso dall’avvocato Luigi Mancini, non ha mancato un’udienza del processo e anche martedì era presente in aula, riconosciuto dal carabiniere che quattro anni fa lo ha identificato, nonostante le frotte di giovani che si è visto passare davanti.
Un paio di particolari non avrebbe però convinto la difesa. Il 36enne sarebbe stato identificato tramite la patente, ma lui non ha la patente. Inoltre sarebbe uscito a piedi dal varco sorvegliato, mentre Karafili, passando per strade secondarie di campagna e non dall’ingresso principale, soltanto il giorno precedente si sarebbe intrufolato in macchina al rave party da giorni nel vivo, andando a Valentano da Viterbo, nonostante avesse l’obbligo di dimora nel capoluogo, su richiesta di un amico che gli aveva telefonato per un passaggio, quando l’area era già cinturata dalle forze dell’ordine e lui era riuscito a imbucarsi al raduno passando per stradine di campagna secondarie. Da qui il soprannome di “imbucato” con cui è salito agli onori della cronaca.
Al termine dell’udienza, il giudice ha rinviato il processo a gennaio del 2026., quando dovranno essere ascoltate le parti offese.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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