Valentano – Uno su diecimila non ce la fa. Diecimila partecipanti al maxi rave party sul lago di Mezzano, uno solo a processo. “Non mi spiego come sia possibile”, commenta il difensore Luigi Mancini, incredulo che sia l’unico.
L’unico a pagare sembra destinato ad essere il 34enne d’origine albanese ma da anni residente nel centro storico del capoluogo Adurel Karafili, a giudizio il 9 marzo 2023 davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo per il reato di invasione di terreni e per avere violato l’obbligo di dimora andando a Valentano.
Era la settimana di Ferragosto quando migliaia di giovani provenienti da tutta Europa, tra cui un 24enne che ha perso la vita annegando nelle acque del microscopico bacino, occuparono 30 ettari di terreno agricolo tra un mare di musica e polemiche.
Adurel Karafili, che di chilometri non ne ha fatti centinaia ma solo una trentina, ci sarebbe capitato per caso. Sottoposto all’obbligo di dimora a Viterbo, la sera della vigilia di Ferragosto avrebbe violato la misura cautelare per andare a recuperare un amico che gli aveva chiesto se poteva dargli un passaggio per tornare a casa.
Sarebbe andato con una macchina che non era la sua e anche senza patente. Quando è giunto sul posto, l’area era già “cinturata” da un cordone invalicabile di forze dell’ordine. Il 34enne avrebbe allora aggirato l’ostacolo, all’andata, imbucandosi al rave party passando per le stradine sterrate delle campagne circostanti. Salvo uscire dal “cancello principale” il giorno dopo, al ritorno.
Era il 15 agosto e lo hanno bloccato in località Marabò. Una ingenuità che gli è costata cara, in quanto è stato immediatamente fermato, identificato e denunciato, sia per l’invasione dei terreni che per essersi allontanato da Viterbo.
Adurel Karafili, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, almeno a quanto è dato sapere, è finora l’unico ad essere stato citato direttamente a giudizio, dal pubblico ministero Paola Conti, con fissazione della prima udienza del processo a marzo dell’anno prossimo. Parti offese, Piero e Vincenzo Camilli, locatari dei terreni, i quali sostengono di avere subito 300mila euro di danni.
Per gli altri indagati la procura della repubblica di Viterbo avrebbe chiesto l’archiviazione.
“Non immagino in base a cosa il mio assistito possa essere l’unico tra le migliaia di partecipanti al rave party per cui sembra essere stato chiesto il processo. Sinceramente quando ho ricevuto il decreto di citazione diretta a giudizio non credevo si trattasse del solo. Semmai dell’unico che per andare al raduno aveva violato l’obbligo di dimora, ma non il solo a dovere rispondere di invasione di terreni”, commenta il legale Mancini, in attesa di trovare la risposta nelle carte.
“Di buono c’è che abbiamo tutto il tempo per capire, visto che dovremo comparire davanti al giudice la prossima primavera”, conclude il difensore.
Valentano – Lo sgombero del rave party
Detenuto a Frosinone per una vecchia condanna
Il 34enne, nato a Lushnje il 5 agosto 1988 sotto il segno del Leone, dopo essere stato fermato al rave party, è finito in carcere per una vecchia pena diventata esecutiva, sembra perché il precedente difensore si sia dimenticato di fare appello. Attualmente è ancora detenuto nel carcere di Frosinone. Ma a suo carico ci sono anche altri precedenti e un processo per violenza sessuale in corso, anche se a ben vedere non sembra spiccare per spessore criminale.
Rapitore di bimbi… per sbaglio
Uno scambio di persona dietro il presunto tentativo di rapimento di una bambina in pieno centro storico sotto Santa Rosa. L’albanese imbucato al rave party di Valentano sei anni fa è stato arrestato verso le 22,30 della sera della fiera di Santa Rosa, il 4 settembre 2016, con l’accusa di avere tentato di rapire una bambina di 3 anni a San Pellegrino. Il giovane, completamente ubriaco, aveva scambiato la piccola per la figlia di un’amica: stessa età, stessa fisionomia, stesso vestitino, stesso passeggino, parcheggiato nei pressi della comitiva con cui il 33enne aveva trascorso la serata all’ex bocciodromo del Sacrario. Peccato che non fosse lei. Spaventata a morte la piccina ha iniziato a piangere, facendo scoppiare il parapiglia. E per l’albanese è finita con l’arresto per sequestro di persona. Chiarito l’equivoco, i genitori della piccina lo hanno perdonato.
Maniaco sessuale in pieno giorno a San Faustino
Sempre lui. Erano circa le 13.30 del 6 dicembre 2018 quando, in fondo a via Cairoli, a san Faustino, il quartiere più multietnico del capoluogo, all’altezza del bar dei dominicani nel frattempo chiuso, mentre si trovava assieme a due amici, avrebbe cercato di baciare sulla bocca una giovane mamma che andava a prendere la figlia a scuola e brandito un coltello minacciando di morte il marito accorso per difenderla. Il processo è ancora in corso. Si torna in aula il 5 ottobre. Davanti al collegio deve rispondere di violenza sessuale e minacce.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.