Latera – Maltrattamenti e abusi alla casa di riposo Villa Daniela di Latera, sono stati tutti licenziati i sei operatori sociosanitari sottoposti dallo scorso 21 gennaio a misura cautelare. Tre sospesi dalla professione e tre agli arresti domiciliari dopo una ventina di giorni in carcere. Contro i licenziamenti, le difese sarebbero pronte a presentare ricorso
Latera – Il servizio delle Iene
La procura, nel frattempo, ha disposto il sequestro di un ulteriore cellulare, in uso a un settimo operatore e nominato un consulente informatico perché ne verifichi il contenuto.
Il sequestro del cellulare, come detto appartenente a un diverso operatore, si sarebbe reso necessario in seguito agli interrogatori disposti dalla procura nell’ambito del prosieguo delle indagini, scattate il 12 aprile 2024 in seguito alla denuncia di una ex oss presso la stazione dei carabinieri di Capodimonte e chiuse lo scorso novembre dopo tre mesi di registrazioni con telecamere nascoste, tra luglio e ottobre, all’interno della casa di riposo.
Sul fronte strettamente tecnico, si tratta del secondo accertamento irripetibile sui cellulari, dopo quello già affidato il 14 febbraio dal pm Flavio Serracchiani all’esperto informatico della polizia di stato Andrea Mandarino sui telefoni sequestrati il 21 gennaio ai sei indagati sottoposti a misura. Al conferimento dell’incarico era presente anche il legale dei due figli dell’anziana della provincia di Grosseto che sarebbe stata vittima non solo di maltrattamenti ma anche di violenza sessuale da parte di uno degli oss.
Ieri il pubblico ministero ha affidato il nuovo incarico all’assistente capo Marcello Ercolani, viterbese, 49 anni, tecnico informatico della polizia di stato, il cui compito sarà, entro i prossimi dieci giorni, estrarre i dati contenuti nel dispositivo sequestrato e il loro salvataggio in doppia copia.
L’operatore cui appartiene il cellulare sequestrato, prima di essere “mandato via”, sarebbe stato presente a un episodio di maltrattamenti nei confronti di un anziano rantolante in quanto in fin di vita, poi deceduto il giorno stesso, durante il cambio del pannolone. “Ma che cazzo vuoi? Stai zitto, che stai per morire. Ma quando muori… io lo dico per lui poveretto”, gli avrebbe detto uno degli oss arrestati, in sua presenza. Sarebbe inoltre entrato nella stanza di una delle anziane vittime mentre lo stesso le diceva “ti ammazzo”, dopo che la donna aveva detto a una collega che lui l’aveva presa per il collo.
Il procuratore Capo Paolo Auriemma con il pm Flavio Serracchiani
Chi sono i sette indagati
Ai domiciliari dopo una ventina di giorni in carcere: Mirko Tosi (36enne di Tuscania), Carmine Battiloro (23enne, di Pitigliano), e Marinela Ciasar (52enne di Marta): il primo difeso dall’avvocato Giovanni Labate, gli altri due dagli avvocati Ylenia Porciani e Giuseppe Bacci. Tosi è accusato anche di violenza sessuale.
Indagati a piede libero e in attesa di appello per la revoca della misura i tre oss interdetti dalla professione: per un anno Tommaso Curio (59enne di Ischia di Castro) difeso da Piero Ceccarelli e Daniele Ronchini, e Eugenia Monelli (31enne di Acquapendente) difesa dall’avvocato Angelo Di Silvio; difeso da Di Silvio anche Domenico Renzetti (49enne di Onano), sospeso dal lavoro per sei mesi.
Indagato a piede libero, senza alcuna misura cautelare, il direttore della struttura Mariano Perugini, 47 anni, di Acquapendente, assistito dall’avvocato Enrico Valentini.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

