Tribunale di Viterbo – Un’aula
Viterbo – (sil.co.) – Morta prima della fine del processo la novantenne che sarebbe stata “spennata” da una sedicente crocerossina, riuscita perfino a farsi nominare erede unica nel testamento, che le avrebbe fatto sparire oltre 180mila euro, riscattando inoltre una polizza vita da 150mila euro e due buoni fruttiferi da 100mila e 50mila euro.
I funerali dell’anziana, residente a Viterbo, si sono tenuti nei giorni scorsi. La poveretta, che si è costituita parte civile contro la badante, è deceduta prima della fine del processo, ma al suo posto sono pronti a subentrare i familiari, assistiti dall’avvocato Virna Faccenda, per chiedere la condanna dell’imputata e il risarcimento dei danni a nome della congiunta.
Imputata di truffa una 78enne. I fatti vanno dal 2015 a gennaio 2020, quando la vittima ha allertato i servizi sociali del comune di Viterbo, che hanno rintracciato i familiari dell’anziana, facendo scoprire anni di presunte ruberie, al ritmo di tre-quattromila euro di media al mese per un totale di 185.500 euro, 46mila dei quali prelevati in contanti dall’imputata, che avrebbe anche riscattato una polizza vita da 150mila euro e due buoni fruttiferi da 100mila e 50mila euro, oltre a disporre un bonifico di seimila euro al marito.
Il processo avrebbe dovuto chiudersi lo scorso 5 febbraio, quando la nonnina era ancora viva.
Ma la discussione è stata rinviata in seguito all’assenza dell’ultimo teste della difesa, un medico di base per il quale è stato disposto l’accompagnamento coattivo da parte dei carabinieri alla prossima udienza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
