Viterbo – Badante accusata di avere prosciugato il conto di un’anziana, bancario la difende. L’imputata avrebbe fatto sparire oltre 180mila euro, riscattato una polizza vita da 150mila euro e due buoni fruttiferi da 100mila e 50mila euro.
È il processo alla sedicente “crocerossina” accusata di avere truffato una novantenne del capoluogo facendosi anche nominare erede universale nel testamento.
Il processo è ripreso mercoledì con la testimonianza del funzionario di banca incaricato di gestire l’ingente patrimonio della presunta vittima finito nelle mani dell’imputata.
L’anziana l’ha denunciata a gennaio 2020, quando la donna si sarebbe volatilizzata e lei ha chiesto aiuto ai servizi sociali perché non sapeva come mettersi il collirio.
Imputata una 78enne le cui trame avrebbero fatto rischiare alla vittima di perdere perfino la casa. La novantenne è parte civile con l’avvocata Virna Faccenda.
“Quando l’ho conosciuta, lei veniva in banca accompagnata da un parente. Poi ha iniziato a venire con l’imputata, cui ha fatto la delega nel 2015-2016. Quando ha cambiato la polizza, sono venuti dei parenti a chiedere spiegazioni, che ovviamente non potevamo dare per motivi di privacy. A noi l’anziana aveva detto che era un riconoscimento alla badante per come la accudiva”, ha spiegato il testimone, citato dal difensore Cinzia Luperto, sottolineando come la cliente all’epoca fosse lucida e consapevole.
I fatti vanno dal 2015 a gennaio 2020, quando la vittima ha allertato i servizi sociali del comune di Viterbo, che hanno rintracciato i familiari dell’anziana, facendo scoprire anni di presunte ruberie, al ritmo di tre-quattromila euro di media al mese per un totale di 185.500 euro, 46mila dei quali prelevati in contanti dall’imputata, che avrebbe anche riscattato una polizza vita da 150mila euro e due buoni fruttiferi da 100mila e 50mila euro, oltre a disporre un bonifico di seimila euro al marito.
La badante avrebbe avuto anche la delega alla sottoscrizione dei titoli oltre alla delega per operare sul conto corrente.
Il difensore di parte civile Virna Faccenda si è detta stupita che, a fronte di prelievi per migliaia di euro al mese, nessuno della banca si sia insospettito o preoccupato di avvisare i familiari della novantenne.
Mercoledì si sarebbe dovuto procedere con la discussione, ma il medico di base che la presunta vittima avrebbe preso su consiglio della badante non si è presentato a testimoniare, anche lui per la difesa, per cui l’udienza è stata rinviata per sentirlo.
Il giudice, nel frattempo, ha inflitto al medico viterbese una multa di 400 euro e ha stabilito che la prossima volta venga in tribunale accompagnato dai carabinieri.
Silvana Cortignani
Articoli: Anziana truffata da “crocerossina”, le avrebbe ripulito il conto facendosi nominare erede universale – Accusata di aver truffato una novantenne si difende: “È stata lei a volermi nominare erede a tutti i costi” – Novantenne “spennata” da infermiera volontaria, la nipote: “Si è fatta nominare erede, stordendo la zia con le goccette” – “Le nipoti? Che ci fai con le nipoti? Ci penso io”, volontaria accusata di truffa da una novantenne
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY