Viterbo – (sil.co.) – Lo conosce su Instagram e se ne innamora, ma in breve scopre che il ventenne è un “mostro”. Capace, quando lei lo ha lasciato, di presentarsi sotto casa sua “con la coscia sfregiata dal mio nome inciso sulla carne viva con un oggetto acuminato”, per convincerla a tornare insieme. Vittima una studentessa universitaria fuori sede.
Viterbo – La polizia in centro
Era la primavera del 2022 quando la presunta vittima, una studentessa di biologia oggi 23enne, ha iniziato a frequentare il coetaneo con cui era entrata in contatto tramite social. È finita con una denuncia per lesioni e stalking, presentata l’11 dicembre 2023 in questura, sfociata per l’ex in un processo col giudizio immediato, ripreso mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi che lo scorso 30 ottobre aveva sentito la parte offesa, che non si è costituita parte civile.
Stavolta è toccato a due coinquiline, anche loro studentesse dell’Ateneo della Tuscia, testimoni delle condotte aggressive dell’imputato e spesso intervenute con altri compagni di studi in soccorso della 23enne, che sarebbe stata spesso presa a morsi e schiaffi nonché minacciata di revenge porn.
Una volta in piazza del Gesù. “Le ripeteva ‘io ti rovino, io ti rovino’ e intanto minacciava di divulgare sue foto nuda all’università, attaccando manifesti. Abbiamo anche una registrazione audio di quando le diceva davanti a noi, seduti sulle scalette della piazza ‘io ti rovino,”, hanno riferito.
“Era piombato nel bar di San Pellegrino dove lavorava e l’aveva trascinata in un vicolo dove l’aveva presa a schiaffi. Per colpa sua, lei ha anche perso il lavoro”, hanno proseguito le testimoni.
“Per via delle sue continue intemperanze, una sera lo abbiamo cacciato dalla casa in centro dove abitavamo, avvisandolo che la mattina dopo se ne sarebbe dovuto andare. Invece si è rifiutato e quando è intervenuto uno studente nostro amico per farlo uscire, si è piazzato di sotto davanti al portone, minacciando di chiamare delle persone pericolose che conosceva lui”, hanno concluso.
Lo scorso 30 ottobre la 23enne ha raccontato in aula di quando sarebbe arrivato quasi a strangolarla con la cintura di sicurezza della macchina. “Solo perché avevo ricevuto dei messaggi da un amico. Quando mi sono accasciata sul finestrino, dopo che aveva provato a soffocarmi, è scappato”.
“Lui non stava bene e io pensavo di essere l’unica a poterlo salvare, lui è andato dallo psicologo e anche dallo psichiatra, ma non si curava e diceva bugie sulle terapie che in realtà non faceva”, ha spiegato al giudice che le chiedeva perché non avesse chiuso prima.
Silvana Cortignani
– Ventenne perseguitata dall’ex: “Si è inciso il mio nome sulla coscia con un oggetto appuntito”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
