Nepi – (sil.co.) – Asina del rugbista Andrea Lo Cicero uccisa da un cacciatore, sentenza dopo l’estate. Vittima del tragico incidente, Zaira. Era uno degli asinelli allevati per la pet-therapy per bimbi diversamente abili. Imputato un ottantenne che stava partecipando a una battuta di caccia al cinghiale.
È ripreso venerdì scorso davanti al giudice Roberto Cappelli il processo per l’uccisione dell’asina dell’ex rugbista della nazionale azzurra della palla ovale Andrea Lo Cicero, parte civile con l’avvocato Francesco Visco. È invece difeso dall’avvocato Luigi Sini il cacciatore ultraottantenne imputato di uccisione di animale.
Era l’8 novembre 2020. Zaira, questo il nome della povera bestiola, era uno degli asinelli allevati dal campione per la pet therapy per bimbi diversamente abili. Il processo si è aperto il 15 maggio dell’anno scorso con la testimonianza della parte offesa, lo stesso Andrea lo Cicero, che ha ricostruito in tribunale il tragico evento. Lo scorso novembre, invece, tra gli altri, sono stati sentiti il perito balistico e il medico legale che ha constatato il decesso dell’animale.
“Spero che poi si arrivi alla conclusione di questa tristissima vicenda, perché non è possibile dover aspettare così tanti anni”, commentava cinque mesi fa Lo Cicero, sottolineando come ne fossero già passati per l’appunto quattro dalla terribile morte di Zaira. Per la sentenza bisognerà aspettare la fine dell’estate, mentre a luglio toccherà ai testimoni della difesa.
Imputato, come si ricorderà, un ottantenne che quella domenica pomeriggio di quattro anni fa pare fosse in una squadra che stava partecipando alla caccia al cinghiale.
“Bastardi, c’è una recinzione, guarda cosa hanno fatto, hanno ammazzato un animale, era come una figlia per me, non si può fare”, le grida disperate di Lo Cicero nel drammatico video diffuso su Facebook, girato tra i singhiozzi subito dopo il fatto, in cui accarezza il capo della povera bestiola morta, in attesa dell’arrivo dei carabinieri forestali.
Zaira è morta in maniera orribile a Nepi, nella frazione di Umiltà, dove Lo Cicero vive da diverso tempo con la famiglia nella fattoria “I Scecchi” dove, tra diversi animali, alleva asine destinate anche all’onoterapia, pratica ritenuta molto efficace nell’affiancamento delle terapie motorie per i bambini disabili e con sindrome di Down.
“Sono vivo per miracolo – ha ricordato a Tusciaweb il 49enne Lo Cicero, incontrato in tribunale – ero fuori con mia moglie Roberta e mio figlio per dare da mangiare agli animali, poteva avere ucciso uno di noi, mio figlio, me o mia moglie, quando ha sparato colpendo l’asina, che è morta. Dopo di che ha detto ‘te la ripago la bestia’ e ha fatto per andarsene. Al che naturalmente l’ho fermato”.
La fucilata sarebbe stata sparata con un’arma in grado di colpire fino a tre chilometri e mezzo, a una distanza di 26 metri dal bersaglio e a 60 metri dalla fattoria di Lo Cicero. “Non poteva non saperlo, visto che la ‘casa di caccia’ si trova ad appena 30 metri”, ha spiegato in aula il rugbista, ribadendo che per lui gli animali sono come i familiari.
“L’asina è morta tra le mie braccia, ma io non potevo fare niente. Mia moglie e mio figlio hanno assistito alla scena straziante senza poter fare nulla per salvare Zaira”, ha sottolineato.
L’asina di Andrea Lo Cicero uccisa da un cacciatore
Articoli: Uccise l’asina del rugbista Andrea Lo Cicero, ripreso il processo al cacciatore – A processo il cacciatore che uccise l’asina di Lo Cicero, il campione di rugby: “Poteva avere ammazzato mio figlio” – “Un cacciatore ha sparato senza scrupolo e ucciso una delle mie asine”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
