Viterbo – (sil.co.) – Mascherine “covid” con marchi di lusso contraffatti, è stata assolta mercoledì con formula piena dal giudice Jacopo Rocchi la “sarta” del Viterbese finita a processo per frode in commercio.
Guardia di finanza – False mascherine griffate, le stoffe sequestrate
La donna, difesa dall’avvocato Giovanni Labate, nel 2020, in piena emergenza coronavirus, è stata sorpresa in flagrante nel suo “laboratorio” dai carabinieri entrati in azione su delega della procura di Torino, nell’ambito di una maxi indagine a livello nazionale sfociata in nove denunce. In casa dell’imputata furono sequestrati 112 rotoli di tessuti da 124 metri quadrati più mascherine in tessuto giù confezionate con i loghi di brand famosi, risultati tutti contraffatti.
“La mia assistita, del tutto ignara, si era limitata ad acquistare le stoffe che erano in vendita su internet, per poi confezionare mascherine fatte in casa destinate a se stessa, alla sua famiglia, a parenti e amici. Un hobby coltivato nel periodo delle restrizioni, senza neanche lontanamente immaginare che si sarebbe messa nei guai. Non era una sarta e non aveva un laboratorio”, ha sottolineato il difensore Giovanni Labate dopo che la stessa accusa ha chiesto l’assoluzione, accordata dal giudice con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”.
L’indagine delle fiamme gialle è partita dall’individuazione su alcuni social network delle pagine a tema gestite da due donne dove venivano pubblicizzati e offerti i prodotti illeciti. Mascherine – ma anche foulard, pochette, borsette, copri agenda – con loghi falsi, tra cui Chanel, Gucci, Giorgio Armani, Louis Vuitton, Adidas, Burberry.
Furono 600mila i pezzi sequestrati, oltre a migliaia di metri di filato e a tre macchinari. Nel corso dell’operazione furono inoltre disposte dalla procura di Torino perquisizioni in provincia di Viterbo, Prato, Vicenza, Napoli e Caserta, che hanno consentito di accertare le responsabilità dei fornitori dei tessuti e dei semilavorati, portando al sequestro di oltre un milione di marchi contraffatti a stampa diretta su tessuto, 350 mila mascherine non conformi alle vigenti prescrizioni, 180mila filtri in Tnt e 25 macchinari industriali. La commercializzazione dei prodotti avrebbe consentito di realizzare un volume d’affari superiore ai 3 milioni di euro.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
