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Guardia di finanza - Erano stoccate in un magazzino di Civita Castellana- Blitz scattato da Torino

False mascherine griffate, sequestrate stoffe nel Viterbese

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Guardia di finanza - False mascherine griffate, le stoffe sequestrate

Guardia di finanza – False mascherine griffate, le stoffe sequestrate


Civita Castellana – False mascherine griffate, perquisizioni anche nel Viterbese.

È la maxi operazione della guardia di finanza di Torino che ha portato alla scoperta di un giro milionario di false mascherine e altri accessori di Chanel, Gucci, Giorgio Armani, Louis Vuitton, Adidas, Burberry e altri brand di lusso illecitamente clonati.

Nella Tuscia, in particolare, sarebbe stato individuato nel comprensorio di Civita Castellana un deposito di stoccaggio dei materiali destinati alla produzione dei prodotti taroccati. Al suo interno sarebbero state sequestrate ingenti quantità di tessuti semilavorati pronti da inviare al settentrione.

Nei mesi scorsi, sempre la finanza piemontese, aveva perquisito un altro magazzino della zona nell’ambito della vendita online di mascherine a prezzi gonfiati.

I militari della compagnia di Chivasso, unitamente ai baschi verdi del gruppo pronto impiego di Torino, hanno individuato a Settimo Torinese e nel quartiere “Barriera di Milano” del capoluogo piemontese, due opifici “sartoriali” illegali ricavati all’interno di abitazioni private e un esercizio commerciale gestito da soggetti di etnia asiatica che vendevano mascherine di tessuto e articoli recanti marchi contraffatti.

L’indagine delle fiamme gialle è partita dall’individuazione su alcuni social network delle pagine a tema gestite da due donne dove venivano pubblicizzati e offerti i prodotti illeciti. Mascherine, foulard, pochette, borsette, copri agenda i gadget più richiesti.

I due “ateliers” erano gestiti da due cinquantenni italiane le quali, attraverso macchinari all’avanguardia, confezionavano vari accessori di abbigliamento e dispositivi di protezione individuale, apponendo sugli stessi loghi contraffatti di marchi internazionali, così da trasformarli in ricercati articoli alla moda.

Oltre 600mila marchi contraffatti a “stampa sublimatica diretta su tessuto” sequestrati, unitamente a migliaia di metri di filato ed a 3 macchinari necessari alla cucitura e al confezionamento dei prodotti falsi.

Una quarantina le case di moda del lusso oggetto dell’illecita riproduzione sulle mascherine in tessuto, che venivano vendute a 7 euro l’una oppure in kit comprendenti anche sciarpa e pochette al prezzo di 80. I beni recanti false indicazioni, all’occorrenza, in base alla richiesta, venivano confezionati in poche ore e spediti tramite corriere in tutta Italia.

Le successive investigazioni avviate dai finanzieri hanno consentito di individuare, dapprima, un negozio gestito da cittadini dell’estremo oriente ove, oltre a numerose mascherine recanti marchi contraffatti, sono stati sequestrati 80mila accessori di abbigliamento ornamentali posti in vendita con segni mendaci in relazione alla loro composizione in perla, zircone, ematite e grafite, nonché oltre un milione di articoli di bigiotteria e accessori di abbigliamento non sicuri, in violazione del codice del consumo e, poi, i fornitori dei tessuti utilizzati per la produzione dei beni contraffatti, dislocati in varie zone del territorio nazionale.

Nel prosieguo delle indagini le perquisizioni disposte dalla locale procura della repubblica ed eseguite in provincia di Prato, Vicenza, Viterbo, Napoli e Caserta, hanno consentito di accertare le responsabilità dei fornitori dei tessuti e dei semilavorati, permettendo di sequestrare oltre un milione di ulteriori marchi contraffatti a stampa sublimatica diretta su tessuto, circa 350 mila mascherine facciali con segni mendaci di conformità ovvero non conformi alle vigenti prescrizioni, 180mila filtri in Tnt, nonché numerose schede tecniche di conformità, in lingua francese, mendaci e 25 macchinari industriali (tra cui plotter,  macchine taglia-cuci e stiratrici).

Nove sono le persone denunciate all’autorità giudiziaria torinese per i reati di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con marchi contraffatti o mendaci. L’avvenuta commercializzazione dei beni avrebbe consentito di realizzare un volume d’affari superiore a 3 milioni di euro.


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22 dicembre, 2020

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