Città del Vaticano – Tre diversi fiumi di persone sono affluiti a Roma per partecipare ai funerali di Papa Francesco: i fedeli, i cardinali e le delegazioni dei governi e delle altre religioni. Si prevedono misure di sicurezza altissime, varchi ed aree recintate. Anche per questo, i tre mondi accorsi a San Pietro non si incontreranno e, se non con rarissime eccezioni, la piazza odierna sarà un luogo allo stesso tempo di incontro e di distanza fra persone che saranno allo stesso tempo vicine e lontane.
Roma – Papa Francesco I
In tutto il mondo sono state celebrate messe per il defunto pontefice. In un angolo sperduto della periferia di Buenos Aires, ex diocesi di Bergoglio, don Jose Maria Di Paola ha fatto lo stesso nella sua parrocchia della villa miseria. Chiamato da tutti padre Pepe, ha vissuto l’intera missione pastorale nelle periferie della capitale argentina, con una breve parentesi che lo portò a Santiago del Estero, 1200 chilometri di distanza, per sottrarlo alle minacce di morte dei narcos.
Nel 1996, Bergoglio lo destinò a quella che viene chiamata Ciudad Oculta, chiamata così perché’ la dittatura di Videla ordinò la costruzione di un muro per impedirne la vista a calciatori e turisti che andavano al mondiale del 1978. Come dire, una versione esponenziale e moderna della corte dei miracoli di Parigi di cui narra Victor Hugo, dove è caldamente sconsigliato entrare.
Da lì, venne spostato da villa a villa per promuovere il suo progetto detto delle 3 C: Colegio, club, capilla, ovvero scuola, club sportivo e chiesa, unico sistema per sottrarre bambini alle grinfie dei narcotrafficanti e della criminalità organizzata e per creare quei “rifugi di Cristo” nati per dare un tetto a chi era esposto alle fragilità sociali più disparate.
Per Bergoglio, padre Pepe come il favorito fra tutti i suoi sacerdoti, legandosi in un rapporto di affetto e stima che non aveva neanche per i suoi fratelli Gesuiti argentini quando ne era a capo. In questa amicizia, nelle visite in autobus e nei pranzi cucinati insieme, nelle messe all’aperto o nei garage, nei pasti condivisi con i parrocchiani delle villas miserias nasce l’espressione “il pastore deve avere l’odore delle pecore” che tanto’ sorprese la curia e i fedeli europei anni fa. Se per un momento, oggi, durante la cerimonia funebre, i cardinali e i governanti potessero mischiarsi con i fedeli sarebbe forse il modo migliore di ricordare l’esempio di Bergoglio da arcivescovo.
Thomas Moore
