Montefiascone – (sil.co.) – “Banditi scappati a casa dopo il colpo, con scacciacani e targhe false”. È entrato nel vivo ieri il processo per la rapina a mano armata del 13 ottobre 2023 a un distributore di Montefiascone. Davanti al collegio c’era uno dei due banditi travisati con le tute bianche tipo operatori Covid che la mattina del 13 ottobre 2023 assaltarono la stazione di servizio di via Santa Maria delle Grazie, rapinando 400 euro che l’addetto aveva nel portafoglio, “dopo averlo fatto inginocchiare e avergli puntato l’arma sulla testa” – come ha riferito uno dei carabinieri che hanno soccorso la vittima – vista l’impossibilità di accedere all’incasso. Imputato D.M., difeso dall’avvocato Orietta Celeste.
Montefiascone – Carabinieri – La pistola sequestrata
“Era una scacciacani, trovata a casa dell’imputato su indicazione del complice, trovato poco dopo nell’abitazione della,sua compagna, dove aveva invece nascosto in uno sgabuzzino le targhe finte usate per il colpo”, ha detto una dei carabinieri che nel giro di poche ore sono risaliti a entrambi gli autori del colpo, entrambi italiani del posto, uno dei quali uscito di scena con il rito abbreviato.
I rapinatori piombarono a tutta velocità con una macchina bianca nel piazzale e picchiarono selvaggiamente l’addetto che si trovava all’interno del gabbiotto. Vittima un giovane nigeriano, diventato nel frattempo irreperibile per cui è stato acquisito il verbale di denuncia, cui i banditi rubarono i 400 euro dello stipendio preso la sera prima.
Il successivo primo novembre, a due settimane di distanza, grazie alla videosorveglianza e al ritrovamento della pistola e delle tute utilizzate per il camuffamento, i carabinieri della compagnia di Montefiascone hanno notificato alla coppia le misure cautelari dell’obbligo di dimora” per uno degli autori e dell’obbligo di firma giornaliero presso la locale caserma per l’altro. L’imputato è tuttora sottoposto all’obbligo di firma, di cui la difesa ha chiesto la revoca, d’accordo il pm Massimiliano Siddi, mentre il collegio si è riservato.
La difesa ha puntato sul mancato riconoscimento dei rapinatori da parte dell’addetto all’area di servizio. “Nei tre momenti in cui vengono ripresi a bordo della macchina, la C3 bianca usata per il colpo con la targa travisata, si vedono solo conducente e passeggero che indossano tute bianche”, ha confermato il militare che ha visionato i filmati della videosorveglianza.
Si torna in aula a ottobre.
Articoli: Rapina a mano armata dal benzinaio, slitta processo a uno dei due banditi – Rapina a mano armata al distributore, alla sbarra uno dei banditi che gonfiarono di botte il benzinaio – Rapina a mano armata a un distributore, addetto preso a calci e pugni – Con la tuta da imbianchini rapinano un distributore
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
