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Armida Barelli e santa Rosa due combattenti fuori squadra…

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Viterbo -“Santa Rosa: una combattente fuori squadra”. Così Armida Barelli definiva santa Rosa. Lo ha ricordato ieri Barbara Pandolfi, vicepostulatrice della sua causa di beatificazione di Armida Barelli, durante il convegno tenutosi nel monastero di Santa Rosa dal titolo “Armida, una scelta di libertà”. Dopo il convegno è stata inaugurata una cappella nel convento dedicata alla beata.

Il convegno ha messo in luce, con varie testimonianze e iniziative, la figura di Armida Barelli, laica, attivista e propagandista vissuta a cavallo tra la fine dell’800 e la metà del ’900. Fu ispiratrice della gioventù femminile e cofondatrice dell’università Cattolica del Sacro Cuore. È stata beatificata da papa Francesco il 30 aprile 2022.

Suor Damiana Ardesi

Suor Damiana Ardesi e Barbara Pandolfi


A fare gli onori di casa è stato il vicepresidente dell’associazione Toniolo, Giuseppe Fioroni, che insieme alla Banca Lazio Nord ha finanziato l’evento e le iniziative a esso correlate, tra le quali la cappella dedicata ad Armida Barelli e borse di studio. Fioroni ha condotto una lunga e intensa conferenza, coinvolgendo tutti i relatori in un incontro in cui sono stati toccati moltissimi temi, tra spiritualità e laicità, tra fede e cultura, che hanno trovato proprio attraverso le figure di Armida Barelli e uno dei suoi riferimenti spirituali, santa Rosa da Viterbo, cerniera e sutura.

Fioroni, oltre a introdurre la conferenza, ha ricordato la figura di Giuseppe Toniolo, a cui è intitolato l’istituto di cui è vicepresidente, tornata di recente attualità dopo l’elezione di Leone XIV. Ha quindi ricordato Leone XIII, i valori espressi nelle sue encicliche, soprattutto nella Graves de communi re, con cui il papa richiamava i cattolici all’impegno. “Toniolo fu un esempio di impegno nell’economia, nel sociale e nella cultura. E fu proprio lui che spinse all’impegno nella formazione, nell’educazione e nella cultura padre Agostino Gemelli e Armida Barelli, e così nacquero l’università cattolica e il policlinico Agostino Gemelli”, ha detto Fioroni.

Viterbo – Armida Barelli, tra libertà e fede - Inaugurata e benedetta la cappella dedicata alla beata al monastero di Santa Rosa - Il vescovo Piazza, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini e Giuseppe Fioroni

Viterbo – Armida Barelli, tra libertà e fede – Inaugurata e benedetta la cappella dedicata alla beata al monastero di Santa Rosa – Il vescovo Piazza, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini e Giuseppe Fioroni


Dopo uno scambio scherzoso di saluti tra il vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, e monsignor Mario Delpini, si è entrati nel vivo, approfondendo i valori fondanti dell’apostolato di Armida Barelli. “So che lei a Milano è molto impegnato, ma consideri Viterbo casa sua, se volesse venire a passare qualche giorno nella Tuscia è il benvenuto”, ha detto Piazza, a cui ha risposto con spirito l’arcivescovo del capoluogo lombardo: “Mi dispiace sconfessare monsignor Piazza, ma la diocesi di Milano è così grande che se il vescovo non c’è non se ne accorge nessuno”.

Viterbo – Armida Barelli, tra libertà e fede - Inaugurata e benedetta la cappella dedicata alla beata al monastero di Santa Rosa - Il vescovo Piazza, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini e Giuseppe Fioroni

Viterbo – Armida Barelli, tra libertà e fede – Inaugurata e benedetta la cappella dedicata alla beata al monastero di Santa Rosa – Il vescovo Piazza, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini e Giuseppe Fioroni


Il vescovo Piazza ha sottolineato il contesto sociale difficile comune a entrambe, a Rosa e ad Armida, di fronte al quale hanno trovato la strada della santità, perché “è proprio davanti alle difficoltà che la vita ci presenta che capiamo cosa abita nel nostro cuore, qual è la qualità della persona”.

“Devono esserci da esempio queste due figure  – ha affermato Piazza -. Dobbiamo mettere il marchio alla nostra vita, dobbiamo personalizzare la nostra vita, attraverso la dinamica di un’interiorità attiva e completa. Siamo santi quando dimostriamo chi siamo nelle difficoltà. Rosa e Barelli sono due figure di grande attualità, e non solo ne dobbiamo celebrare l’attualità, ma ne dobbiamo tradurre l’essenza, cioè quello che loro hanno fatto possiamo farlo anche noi”.

Dopo il vescovo Orazio, è intervenuto monsignor Delpini: “Accostarsi ad Armida Barelli provoca una certa difficoltà se la contestualizziamo nel nostro tempo e non nel suo tempo. Dobbiamo calcolare una distanza: la spiritualità della Barelli è un po’ una confusione vista oggi. Ha costruito la sua santità con una composizione confusa di fattori, il francescanesimo, il culto del Sacro Cuore, la consacrazione laicale, la pratica degli esercizi. E poi dobbiamo considerare che Armida Barelli ha concepito l’apostolato come propaganda, nel rendere cristiana l’Italia. Oggi questa parola ci infastidisce un po’. Invece attualissima è la sua lezione di libertà. La scelta della libertà per lei è una liberazione”.

Una storia personale, quella della Barelli, attualissima: nata da una famiglia borghese e benestante di Milano, tutti si aspettavano da lei che diventasse moglie e madre, e quando disse in famiglia che non era questo il suo desiderio, ma che voleva farsi suora, il padre la tenne chiusa in casa un mese. “Armida ha dovuto liberarsi da una specie di insofferenza adolescenziale, non aveva un carattere da santina”, ha sottolineato Delpini.

Monsignor Mario Delpini

Monsignor Mario Delpini


Si è scandagliata a 360 gradi questa figura femminile vissuta a cavallo tra ’800 e ’900, impegnata nel sociale, attiva nell’Azione cattolica, definita da padre Agostino Gemelli “laica ma santa”. Per raggiungere la libertà intellettuale, morale, spirituale, Barelli deve ottenere la liberazione… una liberazione più che fisica, mentale. Un riscatto sociale, culturale, una ribellione che anticipa i temi del concilio Vaticano II, che, svoltosi anni dopo la morte di Armida, le renderà a posteriori ragione e giustizia, aprendo le porte ai laici. “Armida Barelli ha avuto risvolti difficili nel tempo del fascismo – prosegue monsignor Delpini – e in alcuni ambienti della Chiesa si vedeva possibilità di collaborazione. Lei invece ha avuto il coraggio di non cedere, rivendicando che non possiamo avere due tessere, quella dell’Azione cattolica e quella del fascio. La sua è una libertà che diventa responsabilità”.

Armida Barelli

Armida Barelli


Intervento molto interessante di suor Damiana Ardesi, madre presidente della federazione delle clarisse urbaniste, che ha raccontato uno spaccato del presente e anche della convivenza nel monastero di Santa Rosa tra sorelle di vita attiva e di vita contemplativa. “In dodici anni – ha detto – abbiamo chiuso ben undici conventi a causa delle crisi vocazionali, e tutto il materiale sta confluendo e confluirà nel monastero di Viterbo, che è diventato punto di riferimento spirituale e culturale dell’ordine. Nel monastero si vive come una grazia la sinodalità, perché da soli magari si è anche più efficienti e veloci, ma insieme si va più lontano. Ringrazio di cuore le sorelle di vita contemplativa e suor Francesca e suor Elpidia che si occupano dell’accoglienza dei pellegrini e di tantissime altre cose”.

Suor Damiana Ardesi

Suor Damiana Ardesi


La vice postulatrice Barbara Pandolfi ha incentrato il suo intervento sul rapporto tra Rosa e Armida Barelli, separate da sei secoli. “Armida  – ha detto – aveva una devozione particolare per i santi, e aveva tre figure femminili di riferimento, tre modelli insoliti di donna, tre modelli moderni: sant’Agnese, vergine martire; Giovanna d’Arco, la guerriera canonizzata nel 1920 e santa Rosa da Viterbo.

Armida fece pubblicare le loro vite per farle conoscere alle giovani; voleva che la santità fosse sollecitazione alla santità. La prima vita che pubblicò fu proprio quella di santa Rosa. Armida Barelli scrisse di santa Rosa: “Col cuore angosciato e tutta in pianto la piccola dodicenne affrontò per amore di Gesù crocifisso vie e piazze. La pubblicità la atterriva, la folla la opprimeva. I miracoli con cui Dio suggellava le parole della sua serva la confondevano e la facevano tremare, ma docile e amante predicava. Ma poteva una figlia di san Francesco pensare a sé quando tante anime tradivano Gesù? Poteva lasciarsi vincere dalla sua timidezza e dalla sua indegnità quando Gesù le diceva “va”?”. Armida Barelli trova in lei un modello: “Santa Rosa doveva restare laica ma nello stesso tempo annunciare il regno di Dio, affidata solo al suo angelo custode. Una combattente fuori squadra”. Per questo santa Rosa è stata eletta protettrice della Gioventù femminile cattolica italiana.

Santa Rosa e Armida sono due donne che hanno portato la logica nella santità, che attraverso le prove durissime del loro tempo hanno trovato la santità. Armida, tra l’altro, si prodigò con tutte le sue forze anche per ottenere il voto delle donne.

All’incontro è poi intervenuto lo storico Ernesto Preziosi che ha ricostruito la figura della beata.

Ernesto Preziosi

Ernesto Preziosi


Al termine dell’incontro, a cui hanno partecipato autorità, rappresentanti di istituzioni civili, militari e religiose, sono stati illustrati i progetti che vedranno la pubblicazione di due volumi e l’istituzione di borse di studio per venti studenti meritevoli. Il presidente della Banca Lazio Nord, Vincenzo Fiorillo, lodando l’iniziativa, ha ricordato che la Banca Lazio Nord è molto vicina alla Chiesa, e che l’istituto bancario viterbese ha origine nel 1911 da un movimento promosso dai cattolici italiani per sostenere le imprese agricole in difficoltà, offrendo credito a condizioni favorevoli.

Viterbo – Armida Barelli, tra libertà e fede - Inaugurata e benedetta la cappella dedicata alla beata al monastero di Santa Rosa

La reliquia della beata Armida Barelli


Terminato il convegno, a piccoli gruppi i presenti hanno potuto accedere alla cappella dedicata ad Armida Barelli, in cui ha trovato posto un ex voto portato dalla stessa Armida in pellegrinaggio al santuario di santa Rosa nel 1922 e un inginocchiatoio usato dalla beata, donato dalla diocesi di Milano.

Irene Temperini


 – Armida Barelli, tra libertà e fede


Barbara Pandolfi

Barbara Pandolfi

Monsignor Mario Delpini

Monsignor Mario Delpini

Viterbo – Armida Barelli, tra libertà e fede - Inaugurata e benedetta la cappella dedicata alla beata al monastero di Santa Rosa

Viterbo – Armida Barelli, tra libertà e fede – Inaugurata e benedetta la cappella dedicata alla beata al monastero di Santa Rosa


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