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Fabrica di Roma – (sil.co.) – Tradito dalle immagini della videosorveglianza interna del bus di linea della Cotral, prontamente acquisite dal pm Flavio Serracchiani.
È l’egiziano che il 19 luglio dell’anno scorso ha pesantemente molestato una studentessa non ancora maggiorenne, da allora detenuto nel carcere Nicandro Izzo e subito a processo per violenza sessuale davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
A dare l’allarme, facendo intervenire i carabinieri, che hanno intercettato il pullman all’altezza della fermata di Fabrica di Roma, fu il fidanzato della vittima, residente in un centro dei Cimini, cui la ragazza riferì in tempo reale quello che le stava succedendo tramite chat Whatsapp.
Lo stesso autista del mezzo fece poi una dettagliata relazione all’azienda, acquisita ieri agli atti del processo, su richiesta della pm Aurora Mariotti, così come le dichiarazioni della minorenne, concordando con la stessa difesa sull’evitarle di venire a testimoniare in aula.
Hanno tirato un sospiro di sollievo i genitori, presenti in tribunale per la figlia, trattenuta a scuola in vista dell’esame di maturità, della quale hanno detto che è rimasta scioccata ed è tuttora molto scossa dall’accaduto. Tra coloro che sono intervenuti per confortarla, nell’immediatezza, anche un passeggero, un signore citato espressamente nel verbale di denuncia dalla vittima che gliene è rimasta grata.
All’udienza dello scorso 8 aprile emerse che il presunto maniaco, secondo la perizia psichiatrica affidata dal tribunale al dottor Daniele Cimarello, sarebbe parzialmente capace di intendere e di volere e socialmente pericoloso. Ieri è venuto fuori che, secondo il consulente di parte, ovvero lo psicoterapeuta Giuseppe Del Signore nominato dai difensori Daniele Saveri e Samantha Ciribuco, l’imputato sarebbe totalmente incapace di intendere e di volere, oltre che socialmente pericoloso.
“È compatibile con il regime di vita carcerario, ma il rimedio alla pericolosità sociale è il ricovero in una Rems”, ha spiegato il consulente, sottolineando che l’imputato risponde alle cure cui è sottoposto. “Il problema si pone quando scompensa, perché soffre di una psicosi molto grave, già diagnosticata in patria nonché refertata presso l’ospedale egiziano dove è stato ricoverato prima di venire in Italia”.
“Si tratta di un disturbo bipolare, per cui l’imputato passa da stati maniacali a stati depressivi. Non controlla gli impulsi e anche sul bus, in mezzo a tanta gente, ha agito d’impulso. I sintomi variano dagli scoppi d’ira violenti ai disturbi del sonno all’iperattività, per cui è attualmente sottoposto a una terapia molto pesante”, ha spiegato il medico.
Si torna in aula a luglio per le conclusioni, su cui peserà la decisione sulla totale o parziale capacità di intendere e di volere, dando per assodata la pericolosità sociale dell’imputato, per cui si prospetta la prosecuzione della reclusione in carcere oppure il ricovero in Rems.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

