Fabrica di Roma – (sil.co.) – In carcere con l’accusa di violenza sessuale per avere palpeggiato una passeggera incrociata su un pullman di linea all’altezza di Fabrica di Roma, secondo la perizia psichiatrica disposta dal tribunale sarebbe parzialmente capace di intendere e di volere e socialmente pericoloso. L’aggressione risale a luglio dell’anno scorso.
Viterbo – Un’aula del tribunale
Imputato un uomo originario dell’Egitto, già in cura per problemi di natura psichiatrica prima di giungere in Italia, dove avrebbe collezionato diversi precedenti prima di finire detenuto al Nicandro Izzo e a processo col giudizio immediato davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Si trova in carcere, in attesa di ricovero in Rems oppure di un posto in comunità.
Martedì della scorsa settimana è stato sentito il dottor Daniele Cimarello, medico legale nominato dal tribunale, sulla salute mentale dell’imputato. All’udienza non era presente la parte offesa, che non si è costituita parte civile, ma è interessata al prosieguo giudiziario della vicenda. Tanto che al suo posto erano seduti tra il pubblico i genitori, i quali hanno spiegato di essere lì per la figlia, non avendo potuto presenziare lei di persona per un impedimento.
In aula anche il perito di parte, lo psicoterapeuta Giuseppe Del Signore, nominato dai difensori Daniele Saveri e Samantha Ciribuco, che però sarà ascoltato alla prossima udienza. Cimarello ha esordito ricordando come Del Signore non sia stato presente alla prima visita dell’imputato, lo scorso 14 dicembre, mentre c’era alla seconda, lo scorso 2 gennaio.
“Soffre di una patologia mentale – ha quindi spiegato, sintetizzando la sua relazione – già diagnosticata nel suo paese e per cui si curava all’estero, da cui derivano pericolosità sociale e una capacità parziale di intendere e di volere. Ora è in fase di compenso psico-farmacologico grazie alle cure”.
Si torna in aula a maggio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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