Viterbo – (sil.co.) – Picchiata dal marito perché era andata con un’amica e i figli a pratogiardino Lucio Battisti indossando un paio di pantaloncini corti. Era la sera di domenica 18 giugno 2023 e l’uomo è finito a processo.
L’ingresso del tribunale di Viterbo
Un processo per maltrattamenti e non alle qualità morali della vittima. Precisazione che si è resa necessaria ieri, davanti al collegio, dopo la deposizione di una “ex amica” della parte offesa, una 27enne che ha esordito dicendo “ex amica perché, dopo avere cacciato di casa suo marito, si è presa mio marito”, per spiegare il motivo per cui ha mancato due volte la testimonianza, costringendo il tribunale a disporre l’accompagnamento coattivo da parte dei carabinieri.
Protagonista del “colpo di scena” una donna di nazionalità romena, ma residente da anni in Italia, amica della presunta vittima, una connazionale di 31 anni, dal 2017. “Lei stava per soldi sia con l’imputato di nazionalità bulgara che col suo ex marito romeno, di cui diceva che la picchiava ma al quale aveva lasciato la figlia. Quando l’ex è morto qui in Italia in un incidente sul lavoro e alla figlia è toccata la pensione del padre, ha cacciato di casa il bulgaro e si è messa con mio marito”, ha sottolineato.
Relativamente ai continui insulti e percosse per cui l’uomo è finito a giudizio per maltrattamenti aggravati dalla presenza del figlio minore della coppia, ha confermato quello che la parte offesa le riferiva. “Io non l’ho mai visto picchiarla, ma l’ho visto arrabbiato, era geloso e le dava della puttana. Poi ho capito…”, ha insistito. “La sera di domenica 18 giugno 2023 lui non voleva che lei venisse con me a Pratogiardino. Hanno litigato e quando è tornata a casa, indossando un paio di pantaloncini corti, lo ha trovato ubriaco e arrabbiato, che le ha dato un pugno sulla schiena. Me lo disse su Whatsapp”.
La 27enne romena ha anche negato che l’imputato ponesse restrizioni sull’abbigliamento alla ex o che le impedisse di lavorare: “Fino a quando non è rimasta incinta, io e lei lavoravamo insieme presso la stessa azienda agricola“.
E ancora: “Era lei a cacciare lui di casa, non il contrario. Non appena ha avuto l’eredità del marito morto lo ha cacciato. Fino a quel momento lo teneva per motivi economici. Adesso fa col mio quello che faceva col suo”.
Delle botte del padre alla madre avrebbe riferito il figlioletto alla maestra dell’asilo: “Gli ha anche detto che sua madre tradiva il padre con mio marito“. Motivi per cui si è resa necessaria la precisazione che il processo non è alle qualità morali della presunta vittima.
Alla luce della scoppiettante testimonianza, il difensore Samuele De Santis ha chiesto un rinvio per la discussione, in modo da potersi studiare bene cosa ha riferito ieri in aula la testimone. La pm Aurora Mariotti ha chiesto l’acquisizione dell’interrogatorio rilasciato a suo tempo dall’imputato.
– Picchiata dall’ex, lo denuncia dopo anni: “Avevo bisogno di lui, visto che non mi faceva lavorare”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
