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Tribunale - Nel vivo il processo per maltrattamenti

Picchiata dall’ex, lo denuncia dopo anni: “Avevo bisogno di lui, visto che non mi faceva lavorare”

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Samuele De Santis

Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) – Era una domenica di fine primavera di due anni fa, il 18 giugno 2023, quando, dopo avere trascorso una giornata al mare da sola coi figli, tornando a casa la sera il marito per l’ennesima volta l’ha aggredita e picchiata.

Soccorsa dai carabinieri e dal 118, il giorno dopo è andata in caserma e lo ha denunciato.  E già che c’era ha raccontato i precedenti, a partire dal 2019, producendo una foto di gennaio 2020 scattata col cellulare in cui appare con un grosso ematoma sotto un occhio. 

Ieri, con la testimonianza della parte offesa, è entrato nel vivo davanti al collegio il processo col giudizio immediato in cui l’uomo, un 41enne di origini bulgare, è imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia davanti al collegio. Pm Aurora Mariotti, mentre l’ex compagno è difeso dall’avvocato Samuele De Santis.

“La foto è del 29 gennaio 2020, mi prese a pugni in faccia davanti ai figli e mi fece la faccia e gli occhi blu”, ha detto in aula la vittima, oggi 31enne.  

La denuncia è arrivata a distanza di oltre due anni, per l’appunto nel 2023. “Quando siamo tornati dal mare, il 16 giugno, lui, che era ubriaco, mi si è scagliato contro, cercando di cacciarmi di casa, dicendo che dovevo lasciargli nostro figlio, che aveva quattro anni e mezzo, e dovevo andarmene con mia figlia più grande, avuta da una precedente relazione”, ha spiegato la presunta vittima, una donna d’origine romena, dal 2018 convivente con l’imputato. 

“Mi insultava in bulgaro, mi diceva morta di fame, puttana nella sua lingua”, ha raccontato. “Tra noi le cose sono precipitate quando ho partorito nostro figlio, già mentre ero in ospedale. Da allora sempre peggio, sempre peggio. Era geloso, possessivo, mi chiudeva a chiave in camera coi figli, non voleva che tornassi a lavorare. Quella domenica mi ha dato un pugno in mezzo alla schiena mentre parlavo. Ma già un paio di settimane prima avevo dovuto chiamare i carabinieri. Fuori era normale, in casa mi riempiva di botte davanti ai figli. Erano minacce e aggressioni continue”, ha riferito la donna. 

Un altro episodio risale al 2 giugno 2021: “Stavo a letto a parlando al telefono con mio fratello… lui di punto in bianco mi ha rovesciato sulla testa un piatto di limoni conditi con lo zucchero. Ma fino a due anni fa, non sono mai andata in ospedale, perché non avrei saputo a chi lasciare i bambini. E poi avevo bisogno di lui, visto che non mi faceva lavorare. Anche se mi minacciava di morte”. 

Il processo riprenderà in primavera, quando saranno sentiti ulteriori testimoni.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 febbraio, 2025

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