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Chiara Frontini ha basato tutta la sua esistenza civica sulla demonizzazione della politica e la demolizione dell’avversario…

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Viterbo – Chiara Frontini ha basato tutta la sua esistenza civica sulla demonizzazione della politica e la demolizione dell’avversario. Ha costruito la leggenda di sé secondo il canone narrativo tipico di questo genere. Per avere un eroe, bisogna prima costruire il mostro. E questo ha fatto, scatenando una sorta di caccia alle streghe su ogni maggioranza che l’ha preceduta, imbastendo per  decenni un’opposizione a mio avviso, spesso, sleale. Ricorderete tutti  l’oramai famoso manifesto che, giocando sull’equivoco, sparava una cifra ad effetto per denunciare ai viterbesi il costo della segreteria del sindaco del centrodestra, omettendo di dire che l’importo riguardava cinque anni e non uno soltanto.

Andrea Micci

Andrea Micci


Questo è il modo con cui Frontini ha costruito quel consenso che l’ha portata ad essere il primo sindaco donna di questa città. Ha attaccato metodicamente ogni maggioranza in carica e l’ha fatto rimanendo sulla superficie delle cose, ai confini del vero, sia in quello che lamentava, sia in quello che prometteva. Questo approccio “superficiale” alle tematiche cittadine, non saprei dire se adottato con leggerezza o con intento, le ha permesso da un lato di stare quotidianamente sul giornale per ogni filo d’erba, ogni buca, ogni sacchetto abbandonato per strada, trasformati dalla sindaca come palle di cannone per le maggioranze di turno, dall’altro di imbastire un programma elettorale dei “miracoli”, più teorico che pratico, ma necessario ed inevitabile per chi si presenta all’elettorato come l’eroina designata dal fato per liberare la città dai cattivi.

Tutto il suo registro linguistico lo dimostra. Eclatante il tentativo di mettere a tacere ogni voce critica verso di lei, coniando un’etichettatura ad hoc: “Chi critica, fa del  male alla città”, invocando come sentenza la condanna dell’opinione pubblica. Cosa che evidentemente non è valsa per lei, quando attaccava a testa bassa l’amministrazione precedente per ogni cosa in uno dei periodi più neri della storia cittadina, quelli dell’emergenza pandemica, con due, dei tre anni di mandato di centrodestra, trascorsi con uffici comunali chiusi, gente confinata in casa, e il terrore del virus.

Chiara Frontini

Chiara Frontini


Clima che lei non ha disdegnato di rendere ancor più fosco con i suoi attacchi ad ampio raggio e per ogni più piccolo problema o disguido. Lei non faceva del male alla città? Mi piacerebbe che Frontini oggi rispondesse anche su questo. Il metodo con cui ha costruito il suo consenso è stato perseguito con opportunismo politico e assoluta spregiudicatezza, finalizzato a demolire ogni ostacolo che si è frapposto tra lei e lo scranno più alto di palazzo dei Priori, da conquistare ad ogni costo, pure a quello di promesse elettorali impossibili. Pensiamo, ad esempio, a quella che ritengo una vera e propria presa per i fondelli: i consigli di territorio.

Una chimera che lei dava già per realizzata qualche anno fa, basta ripescare uno dei suoi molteplici video per sentire cosa dice al riguardo.  Qualcuno è andato a votare per questi consigli? Non mi pare. La stessa stampa di cui si è servita ampiamente per cannoneggiare contro ogni maggioranza quando era in opposizione, è diventata, dopo la sua elezione, un nemico da abbattere, una cosa brutta e cattiva e nei peggiori dei casi pure a servizio di presunti complotti, fantomatici personaggi oscuri intenti a imbastire trame contro di lei. Questo, dopo le elezioni, è stato il secondo capitolo della saga “Io sono Chiara, loro sono il caos”.

Quando, abbattuta la classe politica cittadina, era necessario inventare nuovi “mostri” affinché la narrazione dell’eroina restasse in piedi. E quindi via a complotti, tranelli, e malelingue da instillare nell’immaginario collettivo a suon di video post e vere e proprie dichiarazioni di guerra nel luogo istituzionale del governo cittadino: il consiglio comunale. E in questi tre anni di mandato, quando la gestione della città l’ha messa davanti al suo primo banco di prova concreto in questo cammino di fuffa, il castello di chiacchiere è imploso su sé stesso, portando alla luce quello che la città era giusto sapesse: la verità. E cioè che questa maggioranza si è dimenticata non solo di mantenere quello che ha promesso, ma nemmeno di garantire l’ordinaria amministrazione, basti guardare lo stato del verde e l’interruzione ripetuta della pulizia delle fontane, solo per citarne alcuni. La conclusione di tutta questa storia è che Chiara Frontini si è distrutta da sola.

Come in ogni favola che si rispetti, la morale è sempre lì, pronta a dettare il suo finale. E in questo caso la morale è che a gettarle un salvagente sono stati proprio quelli che lei ha sempre criticato, quelli che ha accusato di fare del male alla città. I cospicui fondi, progetti e opere ereditate dalle precedenti amministrazioni, hanno impedito che i  cinque anni di Frontini alla guida del governo cittadino, venissero ricordati come il mandato elettorale più banale, imbarazzante e inutile della storia.

Di fronte a questa evidenza, non ci si aspettavano grandi cose da dalla sindaca. Solo un grazie. Al massimo anche un: “Scusa”. E, invece, che ha fatto? Non solo ha taciuto intenzionalmente in questi tre anni la gran parte della storia delle opere e dei lavori che lei inaugura, cosa che le avrebbe imposto di riconoscere i meriti altrui, ma ha anche avuto il coraggio di accusare, di nuovo, gli artefici di quella riqualificazione che lei si sta intestando come opera sua, come il grande cambiamento promesso alla città, di avere lasciato un “centro storico morente”. Insomma la sindaca mi pare ben lontana dall’aver appreso il vero significato della “leggenda dell’eroe”, e tanto meno imparato la morale delle favole, nemmeno di quelle che racconta lei. Non mi sto a ripetere sul Pnrr e gli altri progetti arrivati a termine proprio quando Frontini è salita al “trono” democratico di Viterbo.

Basta aprire lo storico dell’albo pretorio comunale per avere prova di questo: con un po’ di pazienza troverete determinazioni dirigenziali e di giunta firmate in epoca antecedente all’ascesa di Frontini che dimostrano come i risultati conseguiti oggi sono il frutto delle decisioni, della visione, del  lavoro e del sacrificio di diverse maggioranze prima di lei, che hanno dovuto fare i conti con rigide regole della spesa e risorse sempre più scarse che sono comunque riusciti a trovare, partecipando a bandi pubblici, mentre Chiara Frontini li attaccava quotidianamente sui giornali. Come può oggi invitarli al taglio del nastro di quelle stesse opere? Smentirebbe questa grande saga che ha messo in piedi dal titolo: “Io sono Chiara, loro sono il caos”.

Pensiamo all’intestazione esclusiva e spudorata  che ha avuto il coraggio di fare sulla riqualificazione del Poggino, avviata e realizzata da anni prima di lei, arrivata a compimento durante il suo mandato. Concludo, ricordando pure la solerzia con cui la sindaca si è accaparrata l’idea di affidare la manutenzione di spazi verdi e rotatorie ai privati, proposta presentata da me nella precedente amministrazione con tanto di regolamento. Frontini lasciò intendere di avere ripreso il percorso dall’inizio. Che quello che era stato fatto prima, come tante altre cose, e quindi anche in questo caso, era tutto da buttare. Ma il tempo è galantuomo.

E l’affidamento degli spazi verdi grazie a lei è rimasto al palo, rivelando un’altra capacità della sindaca: far diventare un sogno, pure ciò che sarebbe concretizzabile. Si potrebbe ancora dire molto, ma sono certo che nei prossimi due anni di mandato, la saga “Io sono Chiara, loro sono il caos”, è pronta a regalarci altri avvincenti capitoli, soprattutto  a ridosso della campagna elettorale, quando dovrà cercare di evitare l’irreparabile e cioè che la città si desti una volta per tutte da questo stato di stordimento indotto da decenni di canti della sirena.

Andrea Micci
Lega Salvini Viterbo


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