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Viterbo – (sil.co.) – A processo davanti al giudice Caterina Mastropasqua uno dei due pusher di San Pellegrino col pallino del pallone.
Sono i due giovani arrestati la sera di martedì 20 settembre 2022 dai carabinieri del nucleo radiomobile in un appartamento del centro storico di Viterbo, secondo l’accusa affittato apposta per spacciare.
Per la precisione un monolocale al primo piano in uno stabile di via Cardinal La Fontaine sotto il quale si erano appostati dei militari in abiti civili, entrati in azione alla vista di un cliente, cui hanno aperto la porta entrambi gli arrestati, ovvero un 27enne e un 23enne d’origine romena, residenti rispettivamente nella frazione di Roccalvecce e a Caprarola.
A processo in solitaria, dopo che l’altro è uscito di scena con un rito alternativo, il 23enne di Caprarola, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache e attualmente detenuto per altra causa. Testimone uno dei carabinieri che hanno condotto l’operazione . il quale ha ricostruito come da una fonte confidenziale si sia giunti all’arresto della coppia di presunti spacciatori, per i quali il giudice della convalida confermò i domiciliari.
Nell’abitazione trasformata in “centrale di spaccio” furono sequestrati sei panetti di hashish del peso complessivo di oltre mezzo chilo, sui quali facevano bella mostra di sé le figurine di calciatori del Real Madrid, un sistema usato dagli spacciatori per “certificare” la provenienza dello stupefacente.
Uno dei due, al momento del fermo, aveva una borsa a tracolla dentro la quale c’erano 980 euro in banconote “sparpagliate, accartocciate e di vario taglio”, oltre a un cellulare.
Nel monolocale c’erano un panetto di hashish da 52,07 grammi, un bilancino e un tondo di cellophane sul ripiano della cucina, mentre altri cinque panetti di hashish per un totale di 540 grammi erano dentro uno zaino sotto lo stesso ripiano della cucina.
“Inoltre, sempre sul ripiano, abbiamo trovato e abbiamo sequestrato il libro mastro, ovvero una agendina contenente la contabilità dell’attività di spaccio”, ha spiegato uno dei carabinieri del radiomobile che hanno messo a segno il blitz.
La difesa ha messo in dubbio che il 23enne stesse in quella casa, affittata dal presunto complice, il connazionale 27enne uscito di scena, chiedendo perché non sia stata fatta una perizia calligrafica per vedere se lui aveva a che fare con la scrittura del libro mastro dello spaccio.”Oltre alle sue dichiarazioni, lì c’erano anche la sua carta di identità, il suo cellulare e il suo cane, della cui collocazione si è parlato in sede di applicazione della misura. Tant’è che l’imputato ha trascorso lì 2-3 giorni ai domiciliari”, ha spiegato il maresciallo.
Dopo la pausa estiva, la sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
