È giugno. Il sole accende la città, per le strade del centro si alzano le bandiere e una vivace onda arcobaleno attraversa la nostra medievale Viterbo. Colori e racconti, storie, identità diverse. Resistenza, lotta. Lotta per i diritti di ogni persona.
È il Pride Month, il mese dell’orgoglio Lgbtqia+. È il Pride Month anche a Viterbo, dove ieri si è svolto il TusciaPride, tornato a illuminare le piazze, ricordandoci che la libertà non è mai scontata. Che il diritto di essere sé stessi è una battaglia collettiva. Perché Pride significa proprio questo: orgoglio.
Il corteo del TusciaPride è partito da via delle Fortezze, sfilando poi da porta Romana fino a piazza Dante, passando per piazza del Comune, corso Italia e via dell’Orologio Vecchio: un itinerario che ha attraversato il cuore della città, unendo passato e futuro, orgoglio e rivendicazione.
Quest’anno la celebrazione si è fatta ancora più importante, più urgente. Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e con un governo italiano che apertamente osteggia le famiglie arcobaleno e i percorsi di autodeterminazione, ogni bandiera, ogni coro, ogni slogan ha assunto il valore di un atto politico.
Viterbo – Il TusciaPride – La drag queen Priscilla, zia della manifestazione
Per dirla con le parole di Priscilla, la più famosa drag queen d’Italia e zia del TusciaPride, che ieri ha più volte parlato dal camion in testa al corteo: “È fondamentale essere presenti ai Pride perché è fondamentale attraversare spazi pubblici con i nostri corpi non conformi, spazi che ci vengono negati perché non ci sentiamo sicure di attraversarli. Oggi deve essere il giorno della consapevolezza perché siamo diversi ma siamo una comunità e, in questo momento storico in cui abbiamo un governo che può essere definito con una sola parola: fascista, noi dobbiamo essere ancora più unite e determinate”.
Il Pride è variopinto, allegro, garbato. Il Pride non è contro qualcuno, ma è per. Per l’autodeterminazione, per la visibilità, per la dignità di ogni essere umano.
























E allora il cambiamento di nome da Gay Pride a Pride non è solo una scelta linguistica, ma è l’evoluzione di un pensiero e di una narrazione. Un cambiamento lessicale che include e amplifica, che non si limita a una categoria ma si estende a tutte le storie.
Chi, come ieri a Viterbo, ha partecipato al TusciaPride non lo ha fatto solo per sé, ma è sceso in piazza anche per chi non può farlo, perché rischia la violenza, la morte. Ovunque si tengano, i Pride rappresentano spazi di visibilità, di lotta e di resistenza. Anche se sono colorati, anche se si danza e si canta. Sono occasioni in cui la festa, la danza, il colore si fanno lotta, politica e rivendicazione. Per tutti gli esseri umani che hanno diritti civili e diritto all’autodeterminazione. Il Pride ci riguarda tutti. Perché i diritti negati sono un attacco alla civiltà, e ogni diritto riconosciuto è un passo avanti per tutti noi.
Viterbo – Il TusciaPride 2025
Ho visto ieri persone partecipare esponendosi e altre farlo in modo più riservato. In ogni caso, quello che conta è da che parte si sceglie di stare. Ascoltare e decidere consapevolmente. Questo, oggi più che mai, fa la differenza.
Patrizia Prosperi
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Viterbo – Il TusciaPride 2025 – Viterbo con amore














